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Nel corso dei secoli le pagine del libro delle Fondazioni di Teresa si sono arricchite a dismisura: innumerevoli Carmeli trapuntano le terre dei continenti.
Rosa Ambrogina Bonfanti di Belforte scrisse la sua pagina proprio nella diocesi di S. Ambrogio.
Il punto di partenza risale molto lontano nel tempo della sua esistenza terrena e, come spesso capita nella storia, poggia proprio su di un fallimento.
Le macerie di una persona hanno costituito il materiale, una «pietra viva» e dolente, con cui il Signore ha edificato il monastero dove molte altre «pietre vive», con gioia stanno godendo il dono dell’avventura eremitica.
Rovine che allo sguardo esterno dicevano fallimento e scorno e che, invece, significavano per Dio già il preludio di una riuscita. Rosa Ambrogina seppe accettare tutto e, con «determinata determinazione», perseguire una sua intuizione che avrebbe stroncato anche fibre forti e vigorose.

La famiglia Bonfanti di Belforte

Giovanni Battista Bonfanti, padre di Rosa Ambrogina, passò alla storia come un inventore ed un imprenditore.
Le ricerche araldiche hanno dimostrato che i Bonfanti risalgono ad un Bonfans del XIII secolo «de loco Badaggio» e al notaio Jacobus Bonfantus «missus Enrici imperatoris».
La famiglia operò sempre vivamente sul tessuto di Lombardia, Carlo Bonfanti fu investito del titolo comitale nel 1610.
Il terzo ramo, cui appartengono Rosa Ambrogina e i suoi familiari, è quello dei Bonfanti di Gorla, discendente dai Bonfanti di Belforte (Mantova) . Fu l’imperatrice Maria Teresa nel 1742 ad insignire Cristoforo del titolo nobiliare trasmissibile ai suoi discendenti.
La peste del 1630 aveva costretto la famiglia a spostarsi nel Varesotto e qui, a Prospiano , nel 1870 nacque Giovanni Battista padre di Rosa Ambrogina.
Egli riuscì a costruire un telaio innovativo: quella che per noi è la scontata cimossa, allora non esisteva. Siamo agli inizi del secolo XX.
Messa a punto la sua invenzione e acquisitone il brevetto, Giovanni Battista Bonfanti iniziò a propagandare il telaio nelle tessiture intorno a Legnano e poi nel milanese.
Così, stabilimenti e filande adottarono il nuovo sistema; si ricordi infatti che negli anni 1915–1918 le filande di Legnano assursero al ruolo delle filande più importanti della Lombardia.
Con un socio Giovanni Battista iniziò anche un’attività imprenditoriale propria e divenne proprietario di filande e stabilimenti; la prosperità della famiglia quindi andava crescendo.
Crescevano anche i figli. Giovanni Battista aveva sposato Anna Pozzi e dal loro matrimonio erano nate quattro femmine ed un maschio: Emma Maria nel 1902, Anita nel 1904, Iride nel 1096, Rosa Ambrogina nel 1910 e Luigi nel 1911.
L’attività delle ditte Bonfanti di Belforte ferveva e l’impegno lavorativo dei soci era notevole.
Giovanni Battista Bonfanti, in seguito ad un acquazzone, contrasse la broncopolmonite che la medicina di allora non era in grado di sconfiggere. Non riuscì a superare la malattia e morì lasciando la giovane vedova con i cinque figli tutti ancora piccoli.
Rosa Ambrogina contava solo tre anni.
La vedova, forse sopraffatta dal dolore, consegnò tutta la sua fiducia al socio del consorte defunto. La decisione si rivelò drammaticamente negativa.
In una sequenza di colpi di scena poco chiari e che, ancor oggi, nessuno più vuole rivangare, il socio scomparve, probabilmente andò negli Stati Uniti, portandosi il brevetto di Giovanni che risultava intestato a lui solo.
La vedova si ritrovò catastroficamente sul lastrico e dovette pensare ad allevare i figli e trovare un mezzo di sussistenza.
La risalita dei Bonfanti iniziò con piccoli laboratori che le ragazze Bonfanti, non smentendo il sangue paterno, seppero far funzionare e progredire.
Nel frattempo la vedova Bonfanti aveva contratto nuove nozze con Primo Lamperti e dato alla luce Alessandro che fu sempre amato dalle sue sorelle e dal fratello.



 

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