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Il tempo dell'ospite PDF
di C. Dobner

La ricerca di silenzio nei monasteri e nelle abbazie.

Nell'ospite, nel viandante, ogni civiltà ha sempre visto una presenza cui prestare riguardo e attenzione. L'accoglienza di Abramo narrata nella Bibbia è emblematica e degna di un grande capo clan di un popolo nomade; nella penisola balcanica e fra i popoli dell'Est europeo, all'ospite ci si fa incontro prima che varchi il confine del villaggio o della propria casa e vi entri, porgendogli pane e sale su una striscia di tessuto finemente ricamato. Se scendiamo ancora più in giù geograficamente all'ospite viene offerto il tè alla menta o il pasto migliore, con il rischio, fra i beduini, di trovarsi europeo alle prese con una coda di pecora trasudante di grasso...
Ai nostri giorni con i biglietti last minute o low cost l'ospitalità si complica perché le occasioni si moltiplicano e diventano consuetudine quotidiana.
Nei monasteri e nelle abbazie però tutta l'antica cultura è rimasta quale codice di vita, con la sollecitazione preziosa che Benedetto volle inserire nella sua Regola: nell'ospite si veda Cristo. Il dono ricevuto infatti non deve essere trattenuto ma, a sua volta, donato.
Eccoci allora noi che viviamo una realtà monastica con stili diversi alle prese con gli ospiti estivi. Perché vengono o salgono? Perché non cercano luoghi turisticamente eccezionali o comodità migliori? Da noi monaci e monache che cosa si attendono?
Indubbiamente un'oasi immersa nel silenzio, nel raccoglimento e nella pace che consenta di carburare forze ed energie sopite o anestetizzate dal logorio quotidiano della vita cittadina e dal ritmo del lavoro, magari pendolare.
La scansione della giornata monastica tutta impregnata dalla Liturgia delle Ore, il centro dell'Eucaristia e le lunghe pause silenti, attraggono e magnetizzano.
Buon segno! La persona allora è solo affaticata ma non distrutta!
Spesso ci viene chiesto anche un accompagnamento per rendere la sosta più ricca e consapevole, scrutando insieme la Parola di Dio, apprendendo a sintonizzarsi con quel richiamo che Egli, l'Abbà, lancia a tutti.
Gli ospiti vengono e partono. Talvolta ritornano, talvolta scompaiono.
Noi che dell'oasi abbiamo fatto il deserto che la nostra vita sta attraversando, ci chiediamo spesso: siamo stati come il seminatore della parabola evangelica? Il seme a noi donato è stato gettato a piene mani, con larghezza?
Il terreno lo ha accolto momentaneamente e successivamente si è rinsecchito oppure giace sotto la coltre terrosa per poi, al momento in cui lo Spirito desidera, fiorire?
Siamo anche noi semi last minute o crediamo nei lavoratori dell'ultima ora?
In fin dei conti tutto questo non spetta a noi e ci aggrovigliamo in una spirale che si ritorce su se stessa rendendoci inconcludenti.
Se non trasmettiamo il nostro protagonismo, magari silente ma pur sempre protagonismo, ma lasciamo che in trasparenza emerga la Presenza eucaristica, la Parola di Dio e l'amore fraterno, allora queste soste non saranno delle mini vacanze originali ma punti fermi trasferiti nella vita di ogni giorno.
Non si ricorderà di Lerins il tragitto in barca e lo splendore dell'isola, ma il canto dei monaci elevato a Dio da un cuore che tenta di diventa puro. Sarà una molla che dentro urgerà perché, una volta rientrati nel quotidiano, quel canto continui a risuonare e ogni ora della vita ne sia impregnata.
Da Camaldoli si porterà incisa dentro di sé una Parola spezzata e assaporata, vero cibo nel deserto cittadino; da Bose il dono sarà la supplica ecumenica elevata al Padre per il dono dell'unità che frantumerà le barriere fra persona e persona in famiglia, sul lavoro, dovunque.
L'elenco potrebbe continuare, segnando una sorta di grande muraglia orante che percorre i continenti.
"Dio esiste, io lo ho incontrato", così suona una definizione di monaco che risale a H.U.von Balthasar. Può sembrare paradossale o riduttivo ma è tutto qui. Con semplicità e chiarezza. Con dignità e sorriso. Forse senza tante parole e senza tanto tempo speso in pur... sacri conversari.
C'è un segreto che va divulgato: nella sosta estiva, nel "genius loci" del silenzio, della bellezza della natura, nel grembo della comunità convocata dallo Spirito, apprendere a divenire morbida cera che si lasci imprimere e sappia plasmare la persona, dal di dentro, realmente, perché tutto profumi di Cristo.
Così come l'ospite va accolto come Cristo, così l'ospite va accompagnato all'uscita, dopo aver consumato il pane e sale della vita monastica - l'Eucaristia, la Parola di Dio, la vita fraterna- perché sia diventato a sua volta Cristo per gli altri.

16 luglio 2008
 
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