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Il cerchio spezzato. In ogni frammento della storia umana. PDF

di C. Dobner

 Gesù Cristo, inquietante persona o personaggio? "Roba" da preti e da suore... Eppure anche oggi molti si pongono domande su di lui.
La sua attenzione ai piccoli, ai poveri, il suo annuncio di salvezza e di non violenza, di pace, la non discriminazione fra bravi e non bravi, l'essere torturato e morire per tutti, emergono come sue caratteristiche che, sotto sotto, si desidera assumere fare proprie (beh... non proprio la tortura e la morte!).
Nel processo di secolarizzazione tutto è stato travolto e inquinato? Indubbiamente tutto è stato scosso e richiede un vaglio, un esame perspicace e sereno. Tutto che cosa? Tutto include tutto, ma come perimetrarlo? I rapporti della persona con se stessa, i rapporti con la persona amata con cui condividere la vita (ma perché non un tratto della vita? Perché non condividerlo con più persone amate simultaneamente?), il rapporto con il dolore e la sofferenza (hai mai visto una persona torcersi per dolori lancinanti oppure rimanere in coma, fissa e immobile?).
Ma Gesù Cristo in tutto questo che ha da vedere?
Sono domande ai cristiani, sono interrogativi sulla capacità di comunicare il loro incontro con Cristo morto e risorto.
I cristiani sanno che Gesù Cristo si incontra perché vuole farsi incontrare. Si è incarnato proprio per questo per poter dire a ciascuno: "Eccomi, sono con te!". È una scoperta gioiosa che però esige un radicale mutamento di pensiero e di azione, cioè di concretezza nel quotidiano.
Sembrano, queste, tesi astratte, invece sono proposizioni di vita reale: chi ha incontrato Lui, Gesù il Cristo, deve lasciarsi cambiare e condividere la vita con i fratelli e le sorelle facendone un dono. Non ci si può rivolgere a se stessi e lasciarsi cullare da tutto quanto ovatta, gratifica, rende palesemente trendy.
Gli occhi che l'hanno visto devono cambiare e guardare, con amore, tutti.
Il dolore e la sofferenza, anche estremi, vanno tenuti in mano ma la mano è deposta nella grande mano del Padre che conduce e guida.
Gesù Cristo va incontrato dinanzi a quella pietra che sigilla il suo sepolcro, va incontrato: torturato e morto. In Lui ogni frammento della storia umana ha trovato la sua collocazione e il suo assorbimento in un amore più grande che dilaga e contagia. Il masso è là, chiude e impedisce di entrare in un loculo che emana fetore. Abitualmente. Gesù Cristo invece ha spezzato questo cerchio che ci stringeva e ci strozzava con la sua energia di Uomo ritto in piedi, di Colui che ha abbandonato la posizione orizzontale del cadavere ed ha smosso il masso con la sua luce. I cristiani in lui, il Risorto, scoprono la chiave della vita vera, non quella dei prati con il coniglio pasquale (ma forse anche quella perché i bambini possano godere del ritrovamento delle uova colorate) ma quella reale che conosce nella storia i prati che occorre coltivare e bonificare da risorti, prati solcati di Luce infinita quando, presi per mano dal Risorto, fisseranno gli occhi sul volto del Padre.
Pasqua: non festa di quartiere, di regali e coniglietti ma del Risorto, sua e di tutti noi in lui. Pasqua notizia da comunicare con il linguaggio di chi ha incontrato il Risorto, l'ha riconosciuto sulle strade del mondo, soprattutto su quelle dove la polvere si mescola con il sangue innocente.
Il Risorto è là: ancora una volta il cerchio della morte si è spezzato e la vita è stata liberata. I grandi media non se ne accorgono.
I cristiani, come le donne di ritorno dal sepolcro vuoto, ben lo sanno. I cristiani, come le donne di ritorno dal sepolcro, avvertono la responsabilità e la gioia di raccontarlo con volti aperti e con parole vissute.

19/03/2008

 
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