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II Congresso Internazionale - Edith Stein PDF

CiTes di Avila, 30 settembre - 4 ottobre 2009

Congresso Internazionale - Edith Stein

«La oración es la hazaña más sublime del espíritu humano». No hay persona en plenitud sin desarrollo de la vida espiritual.

Nel solco delle possibilità che il titolo assegnato a questo mio contributo mi offre, ne ho scelta una che vorrebbe far comprendere (magari proprio dimostrare) come Edith Stein non sia vissuta come un torchio con le aporie della mente ma esista un reale nesso fra tutto il suo pensiero antropologico e la sua spiritualità carmelitana.
La ricca, formata e fondata fenomenologicamente, antropologia steiniana si può leggere ermeneuticamente alla luce di due fonti che denomino la fonte vitale, il soggetto e il corpo, intesi secondo la scuola di Husserl, perché «E. Stein porta a luminosità il legame del soggetto al corpo: il Leib è percepito in un movimento, che si sprigiona da un nucleo vitale, dove si colloca l’io pur senza coincidervi» e la fonte nascosta: l’essere dell’anima che «è la vita nascosta o la fonte nascosta, da cui questa entità può giungere pienamente a vitalità» (EE 229; 279), che si ricomporranno in una sintesi, in cui ciascun elemento avrà acquisito la sua portata e la sua consistenza esatta, con il carattere di un continuum che non conosce frattura fra vita della mente e vita di relazione con Dio.
La sua formazione filosofica, lunga e rigorosa, non è stata de-ubicante nel tracciato della vita, bensì al contrario è stata la gettata che tutto ha sorretto, mentre l’irruzione di Dio investe la domanda di senso che pervade la sua riflessione fenomenologica e la sua vita, e concerne perciò anche la vita interiore e la mistica:

[...] i conoscitori della vita interiore in ogni tempo hanno sperimentato l'attrazione nel loro più profondo interiore da qualche cosa che era più forte di tutto il mondo esterno; qui hanno sperimentato l’irrompere di una vita nuova, più forte, più potente, la vita soprannaturale, divina […] la grazia mistica dona come esperienza, quanto la fede insegna: l’inabitazione di Dio nell’anima (EE 407; 457).

Quello che colpisce quando leggiamo Edith Stein… è «la sua costante ricerca del nesso fra una fenomenologia della vita interiore e uno stile di pensiero filosofico» .
La sua avventura quindi è duplice: conoscitiva, con la sua proiezione sulla scena filosofica, e mistica, nello sviluppo della sua vita interiore; Edith Stein quindi quale luogo di frattura, di dicotomia oppure di soggezione dell'una all'altra con pesanti ricadute di rinuncia antropologica?
A mio avviso, questa temibile possibilità non avviene perché Edith Stein/Teresa Benedetta della Croce ha scoperto uno strumento completo e armonioso: l' Einfühlung.
Come poi questo datità fenomenologico mostri un altro volto, pur rimanendo se stesso, è appunto l'avventura cui vi invito ora.
Mi muoverò in tre scansioni:

- La soglia della riflessione filosofica;

- L'irruzione di Dio;

- L'Einfühlung.

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“Tu sei davvero grande Signore Dio! Nessuno è come te e non vi è altro Dio fuori di te, proprio come abbiamo udito con i nostri orecchi.” (2 Samuele 7:22)

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