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TERREMOTO HAITI - Che cosa regge e risponde? PDF

di C.Dobner

Le domande dell’uomo di fronte alla tragedia

La notizia di un terremoto in tempi come i nostri ci raggiunge in tempo reale e immediatamente coinvolge, suscitando un terremoto nel pensiero, nel sentire e nell’adesione alla vita. Tutto sussulta e, spesso, crolla.
L’impotenza dinanzi alle forze naturali scatena una reazione di fuga ed invece di interrogarsi su se stessi, sulla nostra comune responsabilità di persone umane, rilanciamo altrove il dilemma e l’angoscia, proprio per placarci: Dio dov’è quando la sua creazione distrugge? Come sostenere che quel verbo ebraico della Genesi che porta come unico e solo soggetto JHWH ed indica il creare, sia sempre in atto e noi riposiamo nel Suo palmo sempre creante? È lacerante e, se non focalizzato, distruttivo quanto il tremare e l’aprirsi della terra, perché distrugge la speranza e con la speranza la vita stessa.
La pia quadratura del cerchio non regge. Che cosa allora regge e risponde? Nulla. Semplicemente nulla, perché l’interrogativo è mal posto.
Bisogna rivolgersi ad un “Chi” e ad un “chi”. Simultaneamente. “Chi” è il Creatore rallegrato dalla sua opera e che ha continuato a scandire la Parola rivelata con un “tov… tov”, “buono, buono”… il “chi” siamo noi, tutti implicati non nello scatenarsi diretto di forze dirompenti ma tutti responsabili di quanto può provocare la natura a scatenarsi e a ribellarsi. I recenti dibattiti sul clima, sugli esperimenti nucleari, sui gas nocivi, sulla deforestazione, non costituiscono una pista interpretativa che fa tremare le vene ai polsi? Non inganniamo anche le balene che, abbagliate dalla preda di succulenti calamari, inghiottono invece immondi sacchetti di plastica devastando così il loro stomaco? La mondezza non giace sulle strade delle nostre città più belle? L’abuso edilizio non impedisce alla terra di respirare e produrre? I fiumi deviati non alterano i ritmi stagionali? Tutto questo non è opera del “Chi”, di Dio, non è “tov”, è male, opera delle decisioni umane del “chi”.
I poveri a questa stregua diventano ancora più poveri, la natura donata a tutti indistintamente, una volta coartata, trova le sue vie di sfogo e si scatena negli ambienti più degradati e già bisognosi. Penso che sia inutile interrogarsi sulla qualità antisismica degli edifici e così i paradisiaci Caraibi diventano trappola di morte.
Il richiamo dovrebbe risuonare solenne, soprattutto per chi può e deve decidere: esperimenti nucleari, danni ecologici, dovrebbero essere eliminati ed invece programmato un reale aiuto a chi vive in condizioni di vita disperate, indipendentemente dalle scosse telluriche. Ancora una volta “chi”.
Il “Chi” non è il motore immobile di Aristotele o lo spirito impassibile che ci sta a guardare mentre sguazziamo ed affoghiamo nel fango, il “Chi” è l’Emmanuele, il “Dio con noi” che piange sulle nostre sventure. La scrittrice Etty Hillesum, che di condizioni non solo precarie ma rovinose ne sapeva qualche cosa, voleva aiutarlo, sapeva che il “Chi” aveva bisogno del nostro aiuto per salvare l’opera della sua creazione affidata alle mani dei “chi”.
A ciascuno il suo ruolo nella storia, secondo i doni ricevuti, ma a tutti pertiene di scoprire quella relazione con il “Chi” che diviene sostegno, balsamo, profumo, ragione di vita, condivisione totale, lacrime con chi lacrima, sorriso con chi sorride: preghiera, espressa in una sola parola e che si colloca sotto, in profondità, cambiando il corso della storia ed anche se le macerie sembrano soffocarla, sa esprimere il “tov” come invocazione al “Chi” e il “tov?” a tutti i “chi” del mondo.
Non sono vuote parole insensate, le due Terese, quella d’Avila chiamata ad accogliere e lodare sempre il “Chi”, e quella di Calcutta, chiamata dal “Chi” a vivere, gomito a gomito, con i “chi” più diseredati, gridano, insieme, la speranza donata nel “tov” e si consumano con tutti i “chi” che comprendono e rispondono in ogni momento della vita, nella catastrofe e nella bonaccia. Ora, entrambe, sono ad Haiti e scortano tutti i “chi” soccorritori. Vediamo di non mancare all’appello!

Giovedi 14 Gennaio 2010

 
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