riga
Scarica il Flash Player per visualizzare il filmato!!
Home arrow Collaborazioni arrow Sir arrow S 2010 arrow SETTIMANA SANTA - Tornare a Gerusalemme
SETTIMANA SANTA - Tornare a Gerusalemme PDF
di C. Dobner

L'umanità sulle strade di ieri e di oggi
Nelle diverse età della vita nessuno dei viventi è scampato a qualche momento di sconfitta, magari di insignificante scacco agli occhi altrui oppure di uno scacco matto da farci tremare dinanzi a noi stessi e a tutti quelli che conosciamo.
La depressione è tanto più profonda quanto più profondo è stato l’investimento psicologico, quanto più radicale è stata la fiducia riposta in chi avrebbe dovuto o potuto guidarci fuori dall’ondata che ci ha travolto.
Spesso ne consegue un irrigidimento e un voluto abbandono di ogni iniziativa, proprio per tutelarci da ogni disavventura possibile o immaginabile.
La fanciulla di Nazaret, che si era fatta “docile vela al soffio dello Spirito”, come canta la liturgia, mentre il Figlio fiorito in modo così misterioso nel suo grembo veniva massacrato lungo quella salita che porta al Calvario, non stava subendo lo scacco degli scacchi? Non aveva riposto tutta e intera la sua fiducia in quel Padre che si era rivelato a Israele nel Roveto Ardente?
L’atteso dei secoli, l’atteso dal suo popolo Israele, Colui che avrebbe liberato e redento il popolo, trattato da criminale e malfattore, trascinava il patibolo cui con il suo corpo si sarebbe inchiodata una promessa fallita.
Da Nazaret a Betlemme, passando per l’Egitto e ritornando a Nazaret, la giovane visse sempre con la speranza nel cuore, in attesa del grande evento che si stava ora riducendo ad una poltiglia di sangue. Non c’è che dire: aria di sconfitta, realtà di disfatta.
Il suo procedere a fianco del Figlio lungo tutto il percorso, ce la rende sorella e dilata il suo grembo a tutti i cammini della storia e del mondo.
Quanti oggi sono ancora torturati? La libertà politica e di religione è solo una parola che corre sui segnali del web ma, in concreto, non esiste o, quanto meno, è conculcata.
Quanti oggi cedono alla vita e muoiono perché nemmeno il cibo che noi incoscienti occidentali gettiamo in spazzatura non può giungere alla loro mensa? La sconfitta della fame nel nostro pianeta è solo un punto di ricchi programmi, sempre inevasi, che saziano altri ma non gli affamati.
Quanti uomini e donne vivono in condizioni precarie sotto tetti di lamiera o senza tetto stesi sui marciapiedi? La casa, l’alloggio per tutti, è un affronto perché le seconde e le terze case abbondano e costituiscono un vistoso investimento in tutta Europa.
Quanti piccoli indifesi sono vittime del turismo sessuale proprio nei Paesi più colpiti dal sisma? Il cinismo di chi approfitta dell’estrema povertà altrui per soddisfare le proprie voglie perverse, tocca il vertice di ogni residuo animo umano, insieme con lo sconcio di chi organizza e pianifica da un ufficio ben protetto all’estero.
Quante famiglie vivono sull’orlo della miseria per la carenza del lavoro? Nel vortice di un’economia che si dimostra fallimentare, sarebbe proprio interessante riuscire a capire come alcuni siano riusciti a guadagnare di più dell’anno passato. Non hanno spogliato, anche della pelle, i fratelli che non possono alzare la voce?
Quanti i vili tradimenti di chi è stato unto sacerdote e abusa dei piccoli? L’affronto pesa su tutti noi che ci diciamo cristiani, perché il corpo è uno e non siamo capaci di autentica trasparenza e autentico amore.
Quanti anziani languono e viene loro sottratto il respiro in nome di “una vita che non è vita”? Quando la distorsione è nostra, di tutti, perché non sappiamo apprezzare il dono autentico, non quello che rende, ma quello che palesa la relazione con il Padre.
Quanti diversi vengono oltraggiati perché si ritrovano diversi? Come misuriamo le uova o le mele perché rispondano ai contenitori prefabbricati, così vogliamo che le persone umane superino i parametri che noi riteniamo normali, mentre in concreto ci impediscono di cogliere il loro valore e la loro bellezza nascosta, celata.
Gli interrogativi che si sono susseguiti non sono retorici o pie invenzioni commoventi, sono strade umane, vie sulle quali, passo dopo passo, l’umanità procede nel tempo e nella storia.
Il Figlio, salendo lungo la sua via, stava raccogliendo tutte queste vie e ne accusava il colpo, lo stordimento, proprio perché echeggiavano in un animo puro, innocente, ma le faceva sue per purificarle, per perdonare, per trasfigurare.
Si faceva bersaglio perché il rimbalzo sgorgasse come acqua fresca che ristora nella salita, come certezza che ognuno/a non è solo ma la sua pena, il suo dolore, è già stato portato, ha trovato il suo significato.
Ed ancora lei, sfatta quanto il Figlio era sfatto, non lasciava che il cumulo angustiante coprisse ed annullasse il grido di speranza che accompagnava ogni caduta, ogni colpo di martello, ogni dileggio.
La storia e le storie si radunavano, percorrevano e solcavano i secoli, ritornavano tutte a Gerusalemme e vi portavano tutti i volti, tutti i dolori, tutti i desideri, si stava compiendo, e solo lei lo credeva, la grande speranza: il Crocifisso stava donando salvezza eterna.
Lunedi 29 Marzo 2010
 
< Prec.   Pros. >

Chi e' online

Davar

“In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri.” (Filippesi 4:8)

Powered by BibleGateway.com