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Ci prenderà per mano PDF
Il ferragosto ci parla di una donna "unica"

C. Dobner
Il pianeta e la vita si ribellano: la Russia brucia e soffre un caldo mai provato da mille anni e, per paradosso, l’acqua, che potrebbe spegnerne le fiamme, travolge nel fango milioni di pakistani e devasta l’Europa; nove famiglie di volontari piangono l’assassinio di chi porgeva ai fratelli la propria professionalità gratuitamente; giovani donne vengono deturpate perché desiderano imparare; migliaia di bambini muoiono ogni giorno per mancanza d’acqua e di cibo; il lavoro manca e la situazione economica non decolla a livelli di attendibilità; i nostri mari vengono inquinati dalla nostra stessa attività industriale.
L’elenco dei piagnoni? No, solo uno sguardo realistico sulla situazione in cui, in tempo di vacanza dichiarata (ed abusata), solo 4 persone su 10 possono permettersela.
A chi affidare il nostro quotidiano così precario e così minacciato?
A Lei, la Regina di compassione, che non si stanca di elevare suppliche per ognuno di noi, a Lei, la Regina Assunta.
Con ogni probabilità dire “Assunta” oggi comporta, quanto meno, una ricaduta di disinteresse o di assurdità, se non evoca solo la pausa di Ferragosto da godersi al sole.
Maria Assunta ci parla di Bellezza, sua che può diventare nostra: “Maria è il lago tranquillo della Pace celeste; lo specchio purissimo della Pace eterna; la rosa bianca e profumata sul cuore della benigna Trinità”, scriveva Raïssa Maritain.
Bellezza che si interseca con il nostro destino, che passa per il Suo destino di donna mortale ma insieme primizia di vita nuova, perenne, punto di partenza e punto di arrivo.
La “Figlia del Tuo Figlio” è creatura umana come noi, però l’unica in cui la redenzione abbia portato i frutti a pienezza totale tanto che, pur passata per il terribile valico della morte che ci attende prima o poi, è stata portata, festosamente dagli angeli, con il suo corpo e la sua anima, nel grembo della Trinità. Non è passata per la corruzione del corpo e per l’attesa che, solo successivamente, l’avrebbe ricongiunta al Risorto nella gloria.
Il suo è stato un passaggio diretto, immediato, il Figlio non ha atteso la sua venuta finale, in Lei ci ha fatto quindi dono di grande speranza, anticipo che ci soccorre sempre.
Dal Cuore della Trinità, perché Maria Assunta è il cuore della Chiesa, ci attende e media il nostro destino, in attesa: Lei risuscitata nel cuore della Chiesa, di noi risuscitati. Dove è Lei, saremo anche noi.
Come è avvenuto? Non lo sappiamo, dobbiamo solo prorompere, guardando a Cristo Risorto, in un gioioso atto di fede.
La tradizione cristiana tramanda qualche allusione che ama rileggere in Lei alcuni momenti degli eventi evangelici: come lo Spirito Santo discese sugli apostoli in una nube all’ora terza, nel giorno del Signore, così Cristo, scortato da una moltitudine di angeli che cantavano il versetto del Cantico dei Cantici “come un giglio fra le spine, così la mia Amata fra le fanciulle”, venne ad accogliere la Madre. La Luce abbagliante, come al Tabor, fece cadere tutti a terra e, nella Luce, non vista, Maria passò da questa storia alla gloria.
Luce che ci sarà vicina e ci prenderà per mano, per guidarci in quell’ultimo viaggio quando sarà giunto il momento di oltrepassare la soglia del tempo e della storia. Ci sfiora spesso un interrogativo: come faremo a comunicare fra noi, una volta partecipi della gloria? In Lei, in Maria Assunta tutti i beati comunicano, perché tutta la Chiesa in Lei è riassunta.
Lei che è stata all’incrocio della linea verticale e della linea orizzontale della Croce, cioè della contemplazione del Cristo crocifisso e nella comunione con tutti i sofferenti della terra, introduce tutta l’umanità nella divinità, quasi aprendo un fessura, uno squarcio di persona umana nella Trinità, per continuare così la sua maternità verso tutti.
Il suo ruolo nella storia della salvezza è compiuto e glorioso, il suo destino finale riprende l’inizio quando Lei nacque, proprio come noi, da un uomo e da una donna, ma in assoluta trasparenza con la vita della Trinità e non ebbe bisogno delle due nascite, quella fisica e quella della grazia del Battesimo.
Allora il nostro destino è destino di Bellezza, da vivere indubbiamente nell’intersezione della Croce, con la consapevolezza della comunione con tutti i sofferenti, ma con lo sguardo a Lei che ci ha preceduti e nella gioia di chi può cantare con gli Angeli. Essere uomini e donne diventa destino di Bellezza, già saturo di gloria.
Quanto Lei ha vissuto con il suo corpo, noi possiamo viverlo ed allora ogni briciola di tempo, di dedizione, di lavoro, di rapporto fraterno, di dolore e di fatica, non cade nel vuoto e nel nulla, ma nelle sue mani supplici, sempre tese a porgere al Figlio i desideri e le fatiche dei figli ed ad intercedere.
Giovanni Boccaccio cantava:
Donna del cielo, e non m' avere a sdegno,
Perch'io sia di peccati grave e brutto.
Io spero in te, e 'n te sempre ho sperato:
Prega per me, ed esser mi fa' degno
Di veder teco il tuo beato frutto.
Cuore inquieto e lutto.
 13 agosto 2010
 
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