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Fasi di "scrittura" di un'icona PDF

E’ importante che chi si accinge a “scrivere” un’icona (“scrivere” perché è anch’essa Parola di Dio scritta con l’immagine), sia ben consapevole che viene inserito nella missione propria della Chiesa:i trasmettere la Rivelazione.”Per la tradizione della Chiesa, codificata dai Concilii, l’icona è un «Sacramentale partecipe della sostanza divina». È il luogo in cui Dio è presente e incontrabile, una grazia della sua infinita misericordia, un’occasione per «toccare un lembo del suo mantello»” (cfr.pag. 7: Popova, Smirnova, Cortesi , ICONE_Guida completa al riconoscimento delle icone dal VI sec. ad oggi, Ed Mondadori, Milano 1997). Iconografi non ci si improvvisa.
Presentiamo di seguito alcune fasi della Scrittura di un’icona, solo a carattere informativo.
Rimandiamo invece gli aspiranti iconografi a frequentare delle apposite scuole.

Ci permettiamo di consigliare: La scuola Iconografica di Seriate (http://www.russiacristiana.org/iconografia.htm)

1. SCELTA E PREPARAZIONE DELLA TAVOLA

La tavola deve permettere una buona conservazione della pittura. Vengono preferiti legni non resinosi che vanno lasciati seccare per mesi. Viene scavato il centro della tavola, lasciando in rilievo una cornice che ha la funzione di dividere in due piani di diversa realtà: quello della fisicità, della vita terrena che aspetta di essere penetrato dalla realtà divina. L’interno della tavola simboleggia infatti “l’Arca dell’Alleanza”.

Viene incisa la tavola e applicate più mani di colla. Poi la tela di lino o cotone.

Il Levkas è composto da gesso di Meudon, colla e altri preparati; vengono stese come minimo 7 mani. Costituisce la base definitiva per la pittura dell’icona. Una volta asciutto viene finemente levigato in modo da ottenere una superficie liscia.

2. DISEGNO

Dopo lo studio di icone originali, si procede a disegnare il soggetto sulla tavola che, una volta definito, si fissa con nero di vite diluito nell’emulsione a uovo.

3. DORATURA

Pulita e levigata la superficie da dorare, si stende il bolo e si esegue la doratura.
«… Pavel Forenskij: “L’oro barbaro e pesante delle icone, in sé futile alla luce del giorno, si anima con la luce tremolante di una lampada o di una candela in una chiesa, facendo presentire altre luci non terrestri che riempiono lo spazio celeste”. Arte e fede in questo senso s’incontrano. Le figure dell’icona e i loro fondi dorati sono terreni ma riverberano il divino e immettono in un’esperienza paradisiaca.” (Mons. Gianfranco Ravasi _ Osservatore Romano 17 febbraio 2008)

4. PITTURA

Fase di pittura in cui vengono utilizzati pigmenti naturali diluiti con l’emulsione a uovo.
In sé il colore non rappresenta il soggetto, ma gli dà significato. Per sua natura colpisce la sensibilità ed è in questo che risiede il suo carattere simbolico: nell’affascinante luce del colore si vede il segno di un altro mondo. I colori sono simboli delle realtà presenti nell’icona. Ne segnalamo qualcuno, rimandando per approfondimenti a: E. SENDLER, L’icona immagine dell’invisibile, Ed. Paoline, 1984.
Il bianco è simbolo della Luce, la Sapienza divina, il mondo divino; il nero delle tenebre; il rosso dell’Amore divino; il giallo/oro della divinità; il blu l’umano che tende al Cielo , ma anche del soffio dello Spirito di Dio (azzurro); le terre (marrone) rappresenta i monaci, gli asceti, simbolo di una vita vissuta in obbedienza e al servizio del Signore; il verde dell’azione di Colui che ha donato la vita e ha portato nel mondo la Salvezza; il soffio dello Spirito.

5. BENEDIZIONE DELL’ICONA

La benedizione esprime il moto di fondo della preghiera cristiana: essa è incontro di Dio e dell'uomo; in essa il dono di Dio e l'accoglienza dell'uomo si richiamano e si congiungono. La preghiera di benedizione è la risposta dell'uomo ai doni di Dio: poiché Dio benedice, il cuore dell'uomo può rispondere benedicendo colui che è la sorgente di ogni benedizione. (n.2626 del Catechismo della Chiesa cattolica)

 
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“Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.” (Giovanni 3:17)

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