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Il Carmelo prospiciente il Mediterraneo, è il monte sacro per Israele e l’Islam a motivo del sacrificio del profeta Elia vittorioso sui profeti di Baal. Verso il 1210 un gruppo di eremiti, raccolti intorno ad una cappella dedicata alla Madonna, chiesero ad Alberto, patriarca di Gerusalemme, una Regola di vita; divennero così «I fratelli della beata Vergine Maria del Monte Carmelo».


Diffusisi in Europa e conosciuti come i Carmelitani conobbero una fioritura sorprendente, anche delle donne iniziarono a vivere secondo la Regola di Alberto e divennero le Carmelitane, monache di clausura.


In Spagna, nel XVI secolo, Teresa di Gesù ad Avila ritorna all’antica Regola di Alberto che, nel susseguirsi dei secoli, si era molto mitigata. Nella sua vita ella fondò 17 monasteri ed è conosciuta come la «Madre degli spirituali» per la ricchezza della sua vita mistica e della sua dottrina; fu proclamata, come prima donna, Dottore della Chiesa, nel 1971.
Teresa di Gesù, scrisse, quasi alla fine della sua vita un’opera che porta il titolo di «Fundaciones».
Con il suo stile e con il suo genio di scrittrice narra l’impulso scaturito dal dono di Dio che la rese una «Fundadora» e le vicende che contraddistinsero, una per una, tutte le sue singole fondazioni: 17 Carmeli, 17 «colombai della Vergine». Un gruppo di donne decise a seguire Cristo «con determinata determinazione», come voleva Teresa di Gesù, raccolte intorno alla Presenza di Dio nella storia: la Parola e l’Eucaristia, «meditantes die ac nocte in Lege Domini», come richiede la Regola del Carmelo.
Il Carmelo nasce in quella che chiamiamo la “terra dei nostri padri”, cioè nell’“ombelico del mondo” come insegna la tradizione ebraica (Tanhuma Qedoshim). Roland de Vaux, il grande biblista, l’aveva definita “marciapiede dell’umanità”. In vetta al monte raccogliamo, noi cristiani, l’eredità ebraica e musulmana perché il nostro padre è Elia il Tisbita, “la sua parola ardeva come fiamma” (Sap), la cui vicenda è narrata nel Libro dei Re (1 Re 17; 2 Re 2).
L’uomo del deserto fa esperienza di JHWH in un mormorio al limite del silenzio e diviene una torcia di fuoco, “il più perfetto tra coloro che hanno visto Dio” (G. Palamas). Egli viene chiamato dall’Altissimo a stare davanti a Dio, a essere servo del Presente.
La famiglia carmelitana raccoglie l’eredità del “primo monaco”, sta davanti a Dio ardendo e contagiando tutto il mondo con la sua fiamma. Il Monte Carmelo diventa il Monte dell’Amore.
Mirjam di Nazareth, per i carmelitani è sorella e madre, la credente, la prima che accolse e custodì la parola evangelica. La coscienza ebraica di Mirjam conosce l’attesa del Messia. Ella è vuota di sé, allora Dio l’ha riempita della sua gloria. Anche la Sura III del Corano proclama Mirjam “eletta”. Ella, con il roveto ardente, con la Parola che diviene carne in lei, interamente centrata sull’Altro, “in fretta” parte per servire in Elisabetta tutti gli altri, battendo la via della Parola. Mirjam diventa, per i primi eremiti latini insediatisi prima del 1229 sul Carmelo, la “Signora del luogo” che “conservava tutte queste cose confrontandole nel suo cuore” (Lc 2,19). Gli eremiti si sentono “figli dei profeti”, in forza di quel mito sapienziale che li compenetra, sono abitati dalla Parola, centrati su Gesù Cristo. Essi vivono presso la “fonte di Elia” e, riallacciandosi al grande profeta, proseguono sulla Via Parola, dando vita a una tradizione spirituale che penetra nella Scrittura. La loro Regola, ricevuta dal Patriarca di Gerusalemme, Alberto, fra il 1206 e il 1214, conosce un precetto centrale: “meditare giorno e notte la Legge del Signore”, nella solitudine e nel silenzio. Il loro ministero profetico, quali eredi del profeta di fuoco, li pone al servizio della Parola e dello spirito in tutto il mondo.

Una voce di donna, Teresa di Gesù, nel secolo XVI diviene il nucleo incandescente della missione carmelitana. Ella è anima missionaria nel deserto della solitudine carmelitana e sente profondamente il richiamo delle Indie. Il francescano fra Alonso Maldonado de Biendía, “gran servo di Dio e con gli stessi desideri per il bene delle anime come me” - sono parole di Teresa -, da poco rientrato dalle Indie, le descrive la situazione di quel Paese. Per Teresa è una scossa interiore: “Iniziò a raccontarmi dei molti milioni di anime che si perdevano per mancanza di insegnamento, ci fece un sermone animandoci alla penitenza e se ne andò. Rimasi tanto afflitta per la perdita di tante anime, da non stare in me”. Teresa percorre, con in cuore il fuoco di Elia, la via della Parola e diviene fuoco per tutti, Madre ardente di carmelitane, in fiamme d’amore per la salvezza delle anime. Il suo è un “sogno d’oro” che proprio il re di Spagna, Filippo II, le consentirà di realizzare. Egli vuole frati carmelitani per la Guinea, il Congo e l’Angola. Per Teresa la gioia è immensa: il suo sogno infantile si avvera: i figli di Teresa con la torcia di fuoco in mano rischiareranno le notti dei popoli annunciando la venuta di Gesù Cristo, “Parola in cui il Padre ha detto tutte le cose”. (Giovanni della Croce, Salita del monte Carmelo 2, 22, 3).
Teresa di Gesù Bambino scriveva: “Vorrei percorrere la terra, predicare il tuo nome e piantare sul suolo infedele la tua Croce gloriosa. Ma, mio Diletto, una sola missione non mi sarebbe sufficiente, vorrei nel contempo annunciare il Vangelo nelle cinque parti del mondo e fino alle isole più lontane ...” (Ms B 3 r). Dio l’esaudisce ed ella diventa patrona delle missioni.
“La mia ricerca della verità era solo una preghiera”, scrive Edith Stein dopo molti anni, ripensando alla radicale irreligiosità della sua gioventù. Il Carmelo fu la sua aspirazione fin dal momento in cui incontrò Teresa di Gesù e vi visse con la consapevolezza che nel nascondimento e nel silenzio si compie l’opera della redenzione. “Nel silenzioso colloquio del cuore con Dio vengono preparate le pietre vive, con cui cresce il regno di Dio, forgiati gli strumenti scelti che danno vita alla costruzione. Il mistico fiume che solca tutti i secoli non è un ramo laterale smarrito, separatosi dalla vita di preghiera della Chiesa, ma ne è la sua vita più intima”.
Edith Stein visse la sua “diaconia della verità” (Fides et ratio, n.1) nell’orrore di Auschwitz, testimoniando la sua appartenenza al popolo di Dio, Israele e la Chiesa. Per tutta l’umanità ora ella è la Patrona d’Europa.
I figli e le figlie di Teresa, “professoressa dell’amore” (P. Claudel), salendo il Monte Carmelo percorrono la “Via della Parola”: i fratelli carmelitani nell’itinerario del ministero profetico, le sorelle dall’interno della loro clausura, dal Carmelo al mondo, guardando alla luce della Parola.

 

 

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“Tu sei davvero grande Signore Dio! Nessuno è come te e non vi è altro Dio fuori di te, proprio come abbiamo udito con i nostri orecchi.” (2 Samuele 7:22)

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