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Una radice solida PDF

Il mese nel nome di Maria

di C. Dobner

Dire maggio e dire Maria è un’associazione immediata nei termini, nell’immaginario e, soprattutto, nella prassi. Residui di tempi andati o ondata del passato che rimonta per i nostalgici?
Edicole medioevali incassate nelle pareti di bugnato, maddunelle in ceramica che occhieggiano e scintillano al sole, icone dorate e statuine in minuscole nicchie: Madonna della Strada, Madonna del Latte, Madonna della cintura, Madonna della Bonaria, Madonna della Vetta e Madonna del mare … e chi più ne ha più ne metta … Un’eccedenza di parole improprie? Di ricercatezza voluta ed esibita? Direi piuttosto una spia del bisogno di segnare la nostra storia e i suoi luoghi, i nostri luoghi, quelli del vivere comune quotidiano, con un’orma, con una presenza viva e materna che custodisca ora il cammino, ora un piccolo di uomo, ora celebri la salvezza ottenuta. Una sorta di richiamo e di restituzione, in gesti minuti di amore: Maria celebrata come presenza viva e custodiente, come una madre che sempre vigila sui figli e, silenziosamente, sta accanto perché giungano a vedere il Volto del Padre. Sul tessuto quotidiano così viene proiettato, in forme se si vuole povere e ingenue oppure in forme altamente artistiche, Colei che ha aperto la storia della salvezza aprendo se stessa nel ricevere il dono del Figlio. Il popolo ebraico, l’eletto da Dio, fioriva nell’attesa che, dopo secoli, si stava colmando in Lei che, aprendosi, diveniva grembo di salvezza rivolta a tutti. Il sì di Maria, fanciulla di Nazaret, dava il consenso alla misteriosa azione di grazia che avrebbe investito tutto il mondo: l’Incarnazione del Signore Gesù.
Vivo in un borgo montano, in una valle che dal primo giorno maggio fino all’ultimo, farà risuonare le campane a festa per richiamare i fedeli alla preghiera innalzata a Maria. Non viviamo però solo fra pietre e capre, abbiamo bisogno di aggregazione umana e di esprimere questo nostro procedere insieme, qualunque ne sia il suo segno. Le campane che riprendono le melodie dedicate a Maria si rimandano l’un l’altra un suono che esprime la devozione, quel sentire profondo che gorgoglia nel profondo dell’essere umano. Il profluvio di fiori e di canti può sembrare una scia sentimentale, può toccare solo le corde dell’emotività immediata e non lasciare segno nel concreto vivere. Però, può non essere solo così e dimostrarsi invece una sorta di simbolo che trascina e conduce alla persona di Maria, l’invoca e Le chiede di diventare autentica sorella con cui condividere ogni giornata e ogni evento. Maria non attira a Sé le persone e le trattiene, il suo è un moto sempre continuo di rimando: chi a lei ricorre da Lei è rimandato al Figlio. Ella stessa è centrata in Gesù Cristo e su Gesù Cristo. Non getta ombra sul Figlio, non lo pone in secondo piano, anzi lo porge costantemente, proprio perché la devozione mariana è un moto inarrestabile in Cristo verso l’Abbà. Dire pietà mariana non significa quindi dire ignoranza teologica o mentalità legata a tradizioni popolari desuete, significa invece apprendere a stare con Colei che meglio, nella storia, conobbe il Figlio e, da questa amicizia e solidarietà sororale, approfondire il mistero dell’Uomo-Dio, la sua insondabile Bellezza il cui riflesso splende sul volto della Madre.

05/05/2008

 
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