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VIAGGIO SORPRENDENTE PDF

di C. Dobner

Il pianeta delle donne


A loro non bastano la sola astrattezza o i soli propositi non incarnati. Allora si rivolgono alla creazione di una ''cultura dell'interiorità fattiva per'', che si rifiuti di ridurre la persona a trama di relazioni storiche, qualificazione di forza-lavoro e classificazioni. Ed ecco Miriam di Nazaret che con la sua intelligenza agapica, conservava e confrontava “Il misterioso pianeta”, così Carlo Maria Martini, con uno sguardo sempre attento e carico di empatia, guardava alla donna.
Indubbiamente non è una definizione rigorosa, immobile, quanto piuttosto un tracciato da interpretare.
La donna, vivendo nel XXI secolo, sperimenta la più grande rivoluzione epistemologica della storia (K. Børresen) mai avvenuta, passa attraverso mutazioni di consapevolezza e si consolida nella certezza di doversi muovere dal di dentro, dal proprio sentire e dal pensare da sé, venati quindi da sfumature tipicamente femminili.
Alcune icone: la donna “Musa”, la genialità di Alma Mahler, soffocata e trattenuta in una categoria rivolta solo al consorte musicista, geniale, da ispirare e non ...disturbare... pagando lo scotto dell’inaridirsi dell’ispirazione; la donna solo femmina-bambola dedita solo a soddisfare un uomo; la donna relegata ai compiti domestici e alla generazione dei figli.
Oggi, la donna ragionante e senziente, senza l’enfasi sul maternage, sulla custodia della casa, intese non in senso esclusivo ma inclusivo, avverte il richiamo a compiti delle donne configurati più come “etica civile che come destino naturale” e si apre a ben altre dimensioni: la professionalità, la relazionalità, la visibilità sociale, nel suo ruolo dentro la storia con le sue proprie declinazioni.
Spiccano donne di grande valore in campo culturale e scientifico, Rita Levi-Montalcini, Marguerite Yourcenar; nel campo dello spendersi per gli altri, Simone Weil, Madre Teresa di Calcutta, Annalena Tonelli, Etty Hillesum; nella musica la compositrice Sophie Gubaudulina e le grandi interpreti Anne-Sophie Mutter, Cecilia Bartoli.
Edith Stein, in tempi duri e difficili, aveva asserito che non riteneva campo professionale in cui la donna, per principio, dovesse essere esclusa.
C’è chi ha preso la strada della rivendicazione e si è atteggiata a guerriera che si scontra con la parità dei diritti. Importanti, è fuori di dubbio. È ben sicuro però che questo atteggiamento davvero dilati l’animo della donna?
Che fare? Per la donna la sola astrattezza o soli propositi non incarnati non bastano.
Il volto della donna è un altro ed esprime quanto Giovanni Paolo II aveva sintetizzato in tre parole “il genio della donna”, nel crocevia dell’incontro fra la persona e Dio stesso, nelle due rispettive libertà, per non chiudere il dualismo maschile/femminile in una chiusura di genere di disparità ma per proiettarsi in una dualità armonica, perché ragione e libertà sono comuni all’uomo e alla donna, all’humanum nella sua interezza.
L’Altissimo, quando creò l’uomo, Adam, e la donna, le fece un dono speciale, tutto suo: il silenzio in cui Adam era colto dal sonno ed Egli creava la donna in una teofania a lei solo nota, donandole quella libertà che, nella relazione della fede, può restituirsi realmente.
La risposta della donna, allora, si rivolge alla creazione di una cultura dell’interiorità fattiva per, che si rifiuti di ridurre la persona a trama di relazioni storiche, qualificazione di forza-lavoro e classificazioni.
La donna oggi avverte di poter dare la sua risposta:
- nei simboli della vita quotidiana;
- nell’universo mentale femminile, in chiave di una frequentazione sapienziale che riesca a coniugare la ricerca della verità con il sapore dell’esperienza;
- nell’immediato che si fa spiritualmente sensibile, quale risonanza del sentimento, dell’emozione sensibile, della vibrazione del desiderio;
- nel sapere e nel sensibile, in gioco di rimando continuo;
- nella creazione continua di gesti inediti o antichi, radicati in un pensiero diverso che genera un linguaggio diverso, che non si rinchiuda nell’espressività delle cure materne e della generazione ma da qui si dilati;
- nell’interscambio di amore, pensiero, arte, linguaggio, nel combinato culturale.
C’è una donna che, con la sessuazione del discorso, tipico di una donna, diventa icona del porsi femminile dinanzi a quanto ineludibilmente gli eventi manifestano: Miriam di Nazaret.
È scritto che “conservava e confrontava”, pensava in proprio, su di sé, sul Figlio, sulla storia che si stava svolgendo, nella sua mente, nel suo animo, nella sua coscienza, giocava la libertà, con cui disponeva di sé, orientando verso un fine determinato tutta la propria intelligenza, affettività e sensibilità.
Conservava e confrontava: cammino pensante, tracciato dalla donna, come desiderio di spiegazione, di ricerca, di cambiamento, di libertà; cammino che evidenzia un umanesimo e l’apertura all’ulteriore, declinato al femminile, una coscienza femminile nella costruzione di sé, quale creatrice di vita, che consente di passare da una carica negativa a una positiva, quando diviene porta per la coscienza vera.
Un’intelligenza agapica, cosciente di ricevere il dono dello Spirito e di lasciarsene riplasmare fino a divenire dono vivente, agape stessa, mistero dell’amore, ritmo segreto di una cultura dell’interiorità fattiva per, forza donna trasformante. Il misterioso pianeta donna!

10 marzo

 
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