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Sulla Croce l'impronta di ogni giovane ... PDF

di C. Dobner

... che l'abbia sfiorata

Se lo Scultore è lo Spirito, tutto è guadagno, perché se scolpendo si colpisce e si toglie, solo allora emerge l'opera d'arte: la persona umana, quella per cui Gesù Cristo si è lasciato inchiodare

Tre domande. Tre risposte. Tre chiodi come quelli di Gesù di Nazareth sull’infame patibolo, detto croce. Per noi, credenti, tre chiodi salvifici del benedetto legno della Croce.
Non più segno della somma ingiuria, di cui vergognarsi se in famiglia, nel clan, fosse capitata una simile sventura. Nel corso dei secoli è diventato il grande simbolo universale, cui credenti o non credenti, purché siano pensanti (come affermava Carlo Maria Martini), tutti rivolgono uno sguardo ora interrogativo, ora compassionevole, ora d’invocazione per trovare forza e fiducia.
Da quell’angoscioso momento sul Golgota “la Croce ha percorso tutti i Continenti e ha attraversato i più svariati mondi dell’esistenza umana, restando quasi impregnata dalle situazioni di vita dei tanti giovani che l’hanno vista e l’hanno portata”.
Con lo sguardo rivolto al condannato, al personaggio – qualunque sia la fede - storico e reale, al Re glorioso, si instaura un rapporto che Francesco scolpisce con vigore: “Nessuno può toccare la Croce di Gesù senza lasciarvi qualcosa di se stesso e senza portare qualcosa della Croce di Gesù nella propria vita”.
Il movimento è duplice: andata e ritorno. Guadagno o perdita?
Se lo Scultore è lo Spirito, tutto è guadagno, perché se scolpendo si colpisce e si toglie, solo allora emerge l’opera d’arte: la persona umana, quella per cui Gesù Cristo si è lasciato inchiodare.

Ecco allora i tre colpi:

“Che cosa avete lasciato nella Croce voi, cari giovani del Brasile, in questi due anni in cui ha attraversato il vostro immenso Paese?”
“E che cosa ha lasciato la Croce di Gesù in ciascuno di voi?”
“Che cosa insegna alla nostra vita questa Croce?”

Ecco le risposte di Francesco:

“Gesù con la sua Croce percorre le nostre strade per prendere su di sé le nostre paure, i nostri problemi, le nostre sofferenze, anche le più profonde”. Francesco non teme di elencare tutte le sofferenze odierne, dalla prima all’ultima, in almeno una, ciascuno di noi si riconosce e si ritrova ma Egli ci dice: “Coraggio! Non sei solo a portarle! Io le porto con te e io ho vinto la morte e sono venuto a darti speranza, a darti vita” (cfr Gv 3,16).

“Lascia un bene che nessuno può darci: la certezza dell’amore incrollabile di Dio per noi. Un amore così grande che entra nel nostro peccato e lo perdona, entra nella nostra sofferenza e ci dona la forza per portarla, entra anche nella morte per vincerla e salvarci. Nella Croce di Cristo c’è tutto l’amore di Dio, la sua immensa misericordia”. Se così è, come non fidarsi, come non affidarsi del tutto? È innegabile che la storia del nostro pianeta è flagellata dal male, dal dolore, dalla nemica che insidia il nostro esistere: la morte. Ci troviamo però al livello penultimo, perché “Con lui, il male, la sofferenza e la morte non hanno l'ultima parola, perché Lui ci dona speranza e vita: ha trasformato la Croce da strumento di odio, di sconfitta, di morte in segno di amore, di vittoria e di vita”.

“La Croce di Cristo ci invita anche a lasciarci contagiare da questo amore, ci insegna allora a guardare sempre l’altro con misericordia e amore, soprattutto chi soffre, chi ha bisogno di aiuto, chi aspetta una parola, un gesto e ad uscire da noi stessi per andargli incontro e tendergli la mano”. Il nostro volto può ora uscirne scolpito come i volti di chi lo accompagnò allora.
Il chiodo si configge “E tu, come sei? Come Pilato, come il Cireneo, come Maria?”.
Lasciati inchiodare. Per risorgere.

27 luglio

 
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