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I moderni Icaro continuano a giocarsi la vita PDF

di C.  Dobner
Dai primordi della vita umana fino alla nostra era supertecnologica e informatica, vi sono dei sogni ricorrenti che denunciano i grandi desideri che, consciamente o inconsciamente, pullulano nell’animo. Vedi la voce “volare”.
La mitologia greca ci ha lasciato la figura di Icaro che, prigioniero con suo padre Dedalo, nel labirinto da quest’ultimo inventato e costruito per rinchiudere il mostro Minotauro, riuscì ad uscirne grazie all’invenzione delle ali formate da penne e attaccate al proprio corpo con la cera.
Geniale inventore Dedalo e audace il figlio Icaro che però, attratto dall’ebbrezza del volo, si avvicinò troppo al Sole che sciolse la cera e lo portò, precipitando in mare, alla morte.
Quante invenzioni si sono, da allora, susseguite nei secoli sarà ben difficile stabilirlo, di certo rimane l’anelito umano a solcare il cielo, il genio leonardesco delle macchine volanti, il primo aliante, il primo aeroplano, il primo volo sperimentato di persona che abbatte le distanze e ti colloca fra le nubi.
Sotteso però vi è l’interrogativo sulla vita umana e il suo destino, come chiaramente lo stesso Dedalo aveva espresso nel labirinto che sempre è inquietante da attraversare, anche quando è solo una splendida topiaria che non intimorisce.
Per questo il labirinto, quale simbolo del viaggio umano nella storia, divenne decorazione dei pavimenti delle grandi cattedrali, Siena, Chartres, e invitava il credente ad interrogarsi, a percorrere le piste, magari a fondo cieco, con una certezza profonda: Dio guida la tua vita, perché sempre ti precede.
Un rischio è sempre presente nell’interrogativo di fondo e nel solcare il cielo. Un proverbio però invita a soppesarlo accuratamente: il gioco vale la candela?
Tragico perciò appare lo sport che avanza e che viene denominato “base jumping” e si pratica con una versione modernissima di Icaro: una tuta alare che, indubbiamente non si scioglie al sole, ma porta alle stesse conseguenze di pericolo di vita.
Icaro almeno fuggiva, cercava la vita, la possibilità di sottrarsi al tiranno Minosse, gli odierni Icari tecnologizzati a chi sfuggono? Probabilmente a loro stessi, al groviglio di interrogativi e pulsioni che non consentono di trovare il nesso della vita, di percorrere il suo labirinto dedalico con ferma fiducia e così decidono di passare dal coraggio all’audacia assurda. Come, tristemente, è accaduto al Sass Pordoi.
Accadrà ancora, finché agli sport estremi non verrà sostituita un’educazione che formi la persona a valori autentici.

 21 agosto
 
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