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Elia di San Clemente: attesa e desiderio PDF
di C. Dobner

L’attesa è sempre motivata da una tensione sostenuta da un profondo desiderio. Solo se queste due dimensioni interagiscono e sono vissute in libertà e riflessione, la persona umana può dilatare il proprio spirito ed essere aperta all’accoglienza di quanto l’attesa stessa va proponendo.
Anche se non vogliamo confessarlo a noi stessi, le nostre giornate sono colme di attese e ci lasciamo trasportare da desideri molteplici e diversificati.
Quanti dei nostri stati d’animo, difficili o, addirittura, cupi, non provengono da attese deluse o soddisfatte parzialmente? Quando non, addirittura, del tutto vanificate.
La struttura dell’essere umano svanirebbe, qualora non coltivasse attese reali e slanci interiori trasparenti.
A maggior ragione, quando l’attesa del Salvatore, di Gesù Cristo, viene ad interferire con il nostro vissuto.
Se l’esperienza viva di Lui ha toccato il nostro animo, vibriamo e sappiamo accogliere il richiamo; se, invece, non abbiamo toccato con le corde del nostro interiore il mistero dell’Uomo Dio, se non gli abbiamo spalancato la porta del nostro essere e non lo abbiamo esposto alla sua venuta, rimaniamo opachi e inerti.
In questa opacità e inerzia hanno buon gioco tutte le trovate del cosiddetto clima natalizio; le luci, gli ornamenti, i regali, i viaggi più pazzi.
Per chi, come noi, ha avuto il dono di sigillare la propria vita con il segno dell’appartenenza alla famiglia carmelitana, si opera un rovesciamento: partiamo dalla radice, partiamo dalla profondità oscura per giungere fino alla vetta, fino a toccare ed ad assaporare il mistero.
Teresa di Gesù ci è Madre anche in questo atteggiamento: il Verbo Incarnato era il perno del suo essere e la costante del suo vivere.
Egli che, misteriosamente, rimane presso il Padre eppure accetta la costrizione di un corpo umano, limitato e povero e diviene uno di noi.
I Padri della Chiesa hanno percepito nella storia del popolo di Dio i passi di Colui che attendeva il momento prescelto della storia per entrarvi e rivoluzionarla.
Dopo di Lui, il tempo avrà un’altra numerazione, perché da Lui tutto è rinnovato, come in un’altra creazione.
Il Padre che tutto aveva creato, conservava in Sé questo dono che suscita stupore ed incanto: per rifare l’uomo nuovo e per rifare nuova la creazione, Egli ci donò il Suo Unico Figlio.
Si aprì così quella breccia nella storia che l’avrebbe diretta verso il Padre, camminando sulle vie del tempo insieme al Verbo Incarnato.
Il Cammino –con tutte le risonanze e gli echi teresiani che noi conosciamo- non sarebbe più stato solitario, perché il Cristo di Dio l’avrebbe percorso con noi e per noi.
Tutto si sarebbe impregnato di un profumo particolare: l’amore trinitario, che non conosce né limiti né sconti, si sarebbe manifestato in un piccolo paese, ad una povera famigliola, per donarsi totalmente in un povero corpo umano.
Non è immediato questo riferimento e neppure è automatico quando lo si sia compreso: richiede uno sguardo purificato e sempre purificantesi.
In concreto, come non lasciarsi attrarre dal frastuono (fosse anche delle cornamuse), dalle luminarie (fossero anche di una chiesa), dalle strenne (fossero preparate anche per chi non ha)?
Bisogna chiedere e supplicare il Padre perché il Figlio Incarnato dimori sempre dentro di noi, perché Natale si faccia ogni giorno quando ci chiniamo sulla Parola e ci lasciamo mangiare dall’Eucaristia.
Teresa di Gesù, nostra Madre, voleva che, sempre, si guardasse all’Uomo concreto, alla Sua carne, in cui ella sapeva che risplendeva la divinità.
Lo esigeva anche da chi era ormai giunto (meglio: da chi si era lasciato condurre dallo Spirito) alle più alte dimore del Castello interiore. Lo esigeva con vigore, con determinazione tutta femminile e tutta spagnola, Egli il punto centrale della storia, Egli il Salvatore, non doveva mai essere oscurato da nulla, neppure da devozioni , apparentemente pie, ma in realtà fraudolente perché depistanti dalla Sua Presenza.
Il Natale allora, se è un giorno di festa, diviene un dono continuo di una catena di giorni che si inanellano in Lui.
Se il nostro cuore, perché da Lui incatenato, si scopre libero, allora ben vengano le luci: ci diranno che Egli è la Luce, ben vengano le musiche: ci diranno che Egli si rallegra perché viene a compiere il volere del Padre; ben vengano i doni: ci diranno che chi ha accolto il Dono può spendersi in molteplici doni.
Lo sguardo allora è fisso e sicuro, può posarsi sul mistero di una piccola creatura umana e vedervi il suo Redentore; sa che non è questione di nenie, di sentire commosso ed emotivo, di neve e di profumo di abeti.
Sa che l’unica questione è Lui, Colui che è venuto, e noi stessi: se ci incontriamo e ci lasciamo afferrare il nostro Natale sarà reale e senza fratture.
 
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