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IL RINTOCCO DEL CUORE PDF
di C. Dobner
Il marchio dell'infamia trattarli come "pezzi"
Così i nazisti chiamavano gli ebrei... Le lacrime dei soccorritori di Lampedusa sono le lacrime di tutti noi che proviamo la sconfitta della nostra umanità, lo sdegno più sconvolgente. Quando si porrà fine a questa strage?
Si crede sempre di aver toccato il fondo, perché si conserva l’illusione che il male se non proprio debellato sia almeno contenuto, per il solo fatto di essere conosciuto. Rieccoci invece all’ennesima sconfitta che prende corpo con i cadaveri che vediamo allineati a Lampedusa. Una fila che pare interminabile e annuncia dolore, patimento ma anche una parola che non si vorrebbe pronunciare, eppure è l’unica che si addice alla situazione reale: schifo.
Schifo perché la persona umana è stata trattata come merce, neppure come una bestia che conserva il suo valore, proprio come uno scarto che, essendo in esubero, non costa niente sopprimere pur di ottenere il maggior guadagno possibile. Se questi sono gli esiti della nostra società civile che cosa dobbiamo aspettarci? Che cosa ci attende dietro l’angolo di questa giornata?
Non sono cadaveri dovuti a un imponderabile disastro, a una burrasca, a quel famoso “quid” che può attraversare ogni vita e ogni avventura umana. Sono cadaveri la cui sorte era segnata già ben prima della partenza, ben prima di offrire loro, da vivi ma già morti, un passaggio verso la speranza a una vita migliore. Passaggio che ha lubrificato in abbondanza le tasche dei più poveri che esistano fra i poveri: quelli che mancano di umanità, che considerano i loro simili merce.
Ritorna alla memoria la definizione degli ebrei da parte dei nazisti: “Pezzo”. Questi sono “pezzi” che una struttura vile e priva di ogni ritegno continua a usare e ad ammazzare senza alcun scrupolo.
Certamente conta l’interrogativo “come è accaduto?”, ma è superato da un altro “perché è accaduto?”.
Chi sta tacendo? Chi si gode un denaro che davvero è lo sterco del diavolo che alberga nel pensiero e nel cuore degli scafisti? Chi è la mente che organizza? Chi copre gli imbarchi?
Tutti costoro non fanno altro che schifo.
Il dolore dipinto sui volti dei sopravvissuti lacera chi lo osserva: come continuare a vivere con l’esperienza del sopravvissuto? Con la certezza che i propri cari o semplicemente chi ha tentato una via di speranza con te ormai non c’è più? Come guardare in faccia un altro, gli altri e non innestare un meccanismo di difesa immediato, pronto a scattare?
Sono esperienze che feriscono e uccidono dentro e lasceranno segno nelle generazioni future: la violenza crescerà perché viene costantemente alimentata.
I piccoli che hanno vissuto quest’esperienza traumatica e magari sono rimasti soli, dove troveranno la forza per vivere le difficoltà che ogni vita presenta?
Le lacrime dei soccorritori sono le lacrime di tutti noi che proviamo la sconfitta della nostra umanità, lo sdegno più sconvolgente.
Quando si porrà fine a questa strage?
Alimentare le partenze, sorvegliare le coste, sono palliativi, sono delle aspirine quando il male non è un raffreddore ma un terribile tumore, un cancro che rode dentro. È necessario andare alla radice, diagnosticarlo, chiarirlo.
L’impotenza avvinghia la persona normale che vive la sua quotidiana e che non è là, a Lampedusa.
Chi conosce la relazione con Dio sa che con la preghiera si trova là, presente dinanzi al mare che rimanda le sue onde e può camminare fra cadavere e cadavere e sapere che ormai ciascuno si trova al cospetto di Dio, giunto a casa. Sa anche però che se tutto proviene dalle Sue mani, tutto è posto nelle nostre. Perciò bisogna agire, bisogna trovare i canali che impediscano questa tratta famigerata.
“Una vergogna”, ha gridato Francesco, ma ha anche aggiunto: “Uniamo i nostri sforzi”, non stiamocene tranquilli a casa, a goderci il tepore nelle serate d’autunno.
I nostri soccorritori sono coinvolti in un’impresa che supera le loro forze psicologiche, che strema la popolazione di Lampedusa. Non vogliamo aiutarli?
Il nostro civile “Mare Nostrum”, ricco di civiltà, di cultura, di bellezza mozzafiato, ora è ridotto a un cimitero e le sue acque azzurre sono disseminate di occhi sbarrati che la profondità ha inghiottito. È un marchio infamante che la storia leggerà sempre come un turpe schifo.
 4 ottobre
 
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