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Tsafon PDF

di C. Dobner

La rivista “Tsafon” - Nord in ebraico, con riferimento a Lille, città del nord della Francia- ha cominciato ad apparire nel 1990 grazie all’iniziativa del prof. Jean-Marie Delmaire, Direttore dell’Institut de Recherche en Histoire des Religions e, successivamente, della figlia Danielle Delmaire.
Gli articoli abitualmente presentati vertono sugli studi e sulla letteratura ebraica e mirano a coniugare la leggibilità con la rigorosità universitaria. Gli autori sono docenti dell’Università di Lille II e di altre università francesi e israeliane. Ogni numero stampa un dossier tematico. Vi partecipano anche i membri dell’AJCF e molti studiosi fra i più qualificati nell’ambito ebraico: un ventaglio che si apre alla conoscenza della lingua e diffusione della cultura ebraica.
L’insieme dei nove articoli pubblicati nel fascicolo n. 8 (Représentations juives du christianisme XIX et XX siècles, novembre 2015, pp. 196, 18€)  presentano un quadro di estremo interesse: le rappresentazioni ebraiche del cristianesimo nei secoli XIX e XX.
Scorrendo si comprende come le diverse sfaccettature risultino inedite e contribuiscano a mostrare come gli ebrei guardino i cristiani.
«Raramente», sottolinea Danielle Delmaire nella presentazione, «le rappresentazioni ebraiche sono state studiate». L’Università d’Artois ha raccolto la sfida nel corso della giornata di studi del 20 novembre 2014, di cui il fascicolo rappresenta gli Atti.
Il focus che ha impresso il taglio corretto è un’affermazione di Emmanuel Lévinas «l’importanza dell’altro in quanto ebreo nella prospettiva cristiana e dell’altro in quanto cristiano nella prospettiva ebraica».
Un ebraismo vivo che osserva i cristiani: entrambi però devono vincere delle resistenze e una lunga storia di pregiudizi. La ricerca, documentata e rigorosa, di Sylvie Bernay dimostra come sulla stampa ebraica francofona, nel periodo fra le due guerre mondiali, esistesse una recettività molto acuta «sulle posizioni difese dagli autori cristiani sulle questioni dell’antisemitismo».
Mentre, se si considera la legge sociale e morale del cristianesimo «che avrebbe dovuto pacificare il mondo e estirpare l’antisemitismo, in nome della legge della carità del Vangelo, i cristiani non hanno fatto che mantenere l’accusa di deicidio contro gli ebrei».
Dovrà arrivare il Vaticano II per cancellarla.
Rimane il grande problema dell’asimmetria del dialogo ebraico-cristiano che ben tre studiosi (Maligot, Schilt, Rota) hanno affrontato. Da parte ebraica non si rileva un’unanimità e neppure la necessità di simili incontri, tranne nel constatare «la necessità di convincere i cristiani di sbarazzarsi dei pregiudizi antiebraici e della teologia della sostituzione». Da parte cristiana si richiede di comprendere meglio «l’origine della propria fede» e anche di «convincersi che la loro religione non è la migliore o superiore a quella dei loro ‘amici’».
Come uscire dal gorgo che rischia di inghiottire entrambi?
Indubbiamente le attese non sono identiche. Motivazioni teologiche muovono i cristiani con il desiderio di chiarire la propria identità attraverso lo studio della relazione con l’origine, cioè con l’ebraismo. La benevolenza invece è molto sentita da parte ebraica e lo testimonia il desiderio dell’incontro.
La cerimonia della lettura della “Dichiarazione per il giubileo della fraternità futura. Una nuova visione ebraica delle relazioni ebraico-cristiane” del 23 novembre scorso nella sede del Collège des Bernardins a Parigi, con la presenza del card. Vingt-Trois e del Gran Rabbino di Francia Haïm Korsia, dimostra come i passi siano divenuti reali impronte significative.
8 gennaio

 
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“In quel giorno direte: «Lodate il Signore, invocate il suo nome; manifestate tra i popoli le sue meraviglie, proclamate che il suo nome è sublime.” (Isaia 12:4)

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