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Per un percorso unico PDF

di C. Dobner

Lo spartiacque storico è una data: il 28 ottobre 1965, giorno in cui al Concilio Vaticano II venne votata la dichiarazione Nostra Aetate, che aprì un varco sulla strada che Israele e la Chiesa stavano percorrendo insieme nella storia, ormai non più all’insegna del ‘disprezzo’ ma in quella della stima e dell’amicizia.
Il clima rinnovato degli ultimi cinquant’anni ha consentito che due esponenti del dialogo ebraico-cristiano, l’arcivescovo di Rennes, mons. Pierre d’Ornellas- Presidente della Commissione episcopale francese per la catechesi e il catecumenato, membro di Notre Dame de Vie e già segretario del card. Lustiger- e Jean-François Bensahel, presidente dell’Unione liberale israelita di Francia, potessero incontrarsi e dialogare, senza infingimenti e in piena apertura su temi scottanti, alla presenza di Damien Le Guay quale moderatore, che ha condotto il dialogo ed aiutato a chiarire le diverse posizioni dei due interlocutori (Monseigneur Pierre d’Ornellas et Jean-François Bensahel, Juifs et chrétiens, frères à l’évidence. La paix des religions, Odile Jacob, Paris 2015, pp. 288, 23, 90€).
Nel corso del dialogo le differenze vengono accettate e non negate o smussate, ma solo lette nella loro realtà, consentono quindi di poter vivere nella storia dell’umanità sotto lo sguardo dell’Altissimo in quella dimensione specifica denominata da mons. P. d’Ornellas “alterità dal di dentro”.
 I conflitti sono rivisitati con serenità perché bisogna “riconoscere che siamo fratelli differenti ma che condividiamo tuttavia l’essenziale: la volontà di credere che un giorno la pace regnerà sul mondo”.
Il tempo oscuro in cui viviamo ha bisogno della luce della rivelazione che il popolo ebraico e la Chiesa hanno accettato e in cui si scoprono fratelli gemelli, solo allora diventano un grembo fertile di pace per donare a tutti la pace annunciata dal profeta Isaia e incarnata in Gesù Cristo.
Il nucleo centrale si impone: l’elezione d’Israele che, attraverso Israele stesso, giunge a tutte le nazioni e al Cristianesimo. Da qui tutto promana e tutto si irradia: la fede cristiana pulsa nell’elezione.
Jean-François Bensahel, al liceo Louis-le-Grand di Parigi, ha avuto come professore di storia Olivier Clément e ha potuto avere con il teologo ortodosso uno scambio rispettoso e profondo che ha segnato la sua forma mentis, perché il Dio rivelato a Israele si rivela il Dio di tutti.
Rivelazione ed elezione non si possono scindere o elidere, perché l’Altissimo si rivelò proprio eleggendo un popolo, Israele, infatti “l’umanità non costituisce una massa informe e, in un certo qual modo, indifferente” perché la conseguenza sarebbe l’insorgere dei totalitarismi molteplici, purtroppo ben conosciuti dalla storia dell’umanità. L’Altissimo elegge una persona singola per aprirsi all’universale: “la lettura della Bibbia, ebraica e cristiana, ci informa sul posto singolare del ‘figlio preferito’. È anche un figlio amato, un figlio scelto. Dio procede con l’elezione, cioè con una scelta libera e gratuita. Questo principio d’elezione ispira questa parola straordinaria “Tu hai un prezzo ai miei occhi” (Es 43,4). Dio parla all’eletto che Egli ama! Per Dio questo preferito, colui che ha del prezzo ai suoi occhi, è ben evidentemente ‘Israele’. Ecco quanto pensa il popolo della Bibbia e quanto medita oggi con i cristiani”.
Proprio meditando sull’elezione “Israele comprende che la regina di Saba e le nazioni andranno un giorno a Gerusalemme a riconoscere il Dio rivelato a Israele e che Israele riverisce come l’unico Dio. Il popolo ebraico sa bene che Dio ha scelto Isacco, ma ha anche benedetto Ismaele. È scritto in lettere chiare nel capitolo XVII di Genesi. Meglio ancora, è perfettamente cosciente che tutte le nazioni avranno parte alla benedizione d’Abramo. Se il Dio d’Israele si rivela così, è per svelare che egli è pure Dio delle altre nazioni, e che vuole intrattenere con loro una profonda relazione d’amore”. Ogni creatura quindi agli occhi Dio ha un prezzo infinito e la berith, l’alleanza di Dio con il suo popolo, rinnovata in Cristo innesta la stessa dinamica: dal popolo eletto a tutto l’universo.
I due interlocutori propongono delle “vie aperte per i nostri sogni”, non utopiche o immaginarie ma fondate sui testi sacri. Uno spazio giubilare perché si rinsaldi il legame fra ebrei e cattolici per offrire al mondo “una parola di pace e di fraternità” quella “che cola come un fiume” nell’annuncio di Isaia.
Sei proposizioni vengono proposte in concreto come percorribili: cambiare il termine “Antico” nell’espressione “Antico Testamento”; mettere fine all’ossessione della conversione degli ebrei da parte ebraica; leggere e rileggere insieme i testi per un mutuo beneficio; associare parrocchie e sinagoghe; viaggiare insieme, ebrei e cristiani, in Israele; creare un osservatorio della fraternità fra ebrei e cristiani.
Percorso quindi unico dei due fratelli gemelli sul patrimonio comune, nella speranza umana fecondata dalla promessa di Dio.
Una nuova teologia perciò promossa dai portatori dell’alleanza e dell’urgenza della risposta alla chiamata di Dio: all’affermazione di mons P. d’Ornellas “per me cattolico, il mio debito è immenso” fa eco J- F. Bensahel “Per me, ebreo, l’esistenza dei cristiani evidenzia il mistero di Dio”. Nella fedeltà vissuta e sperimentata alla benedizione di Abramo.
21 gennaio

 
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