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Traditori e traditi nella Trieste nazista PDF

di C. Dobner

CURCI ROBERTO, Via san Nicolò 30. Traditori e traditi nella Trieste nazista, Il Mulino, Bologna 2015.

La ricerca di R. Curci, giornalista e scrittore, sulla triste vicenda del delatore Mauro Grün, italianizzato dal regime fascista in Grini, apre la discussione ad ampie problematiche storiche ed umane.
Il contesto storico è stretto in un arco di tempo ben definito, tuttavia questa “è una storia di sparizioni…di persone che non volevano o non si aspettavano di dover sparire, sparizioni di persone responsabili delle sparizioni precedenti, sparizioni di persone che invece scelsero di sparire, per aver salva la vita o, all’opposto, per rifiutarla e sbarazzarsene”.
In apertura troviamo la famiglia delle tre sorelle Frankel, imparentata con Umberto Saba, nella cui libreria antiquaria due di loro lavoravano come commesse, sita nella stessa via San Nicolò e allo stesso numero civico, 30, dei Grini, sarti di professione.
Lo scavo archivistico ha gettato luce solo su alcuni aspetti di questa vicenda ancora molto oscura in una Trieste occupata dai nazisti, non annessa al Reich ma parte della Zona d’operazione del Litorale Adriatico, e luogo in cui traditori e traditi vivono, si muovono e muoiono: 370 delatori e collaboratori triestini, rilevati dai riscontri incrociati con l’archivio Inps e Enpas che la pignola burocrazia teutonica ha agevolato nella ricerca.
Vicende di controluce e di controtenebre: la grande ed impenetrabile ombra è la Risiera di San Sabba, dove venivano internati gli ebrei destinati ad Auschwitz, ma la grande ed impenetrabile ombra umana è Mauro Grini, 34 anni, scapestrato e pecora nera della famiglia, spia e delatore dei suoi correligionari che tentavano di sfuggire alla cattura. Egli, psicopatico venale, per 7.000 lire, li denunciava ai nazisti: 300 a Trieste, 100 a Venezia e tutti i ricoverati negli ospedali, manicomi, case di riposo, raggiungendo Portogruaro e Varese.
Neppure Curci riesce a entrare nella personalità di questo collaborazionista tanto da spiegare le ragioni del suo spiare. Non è neppure chiaro il momento cronologico in cui Grini iniziò a collaborare: aprile-maggio 1944, dopo il suo arresto e quello dei familiari? È l’unico a poter entrare e uscire liberamente dalla Risiera, mentre i familiari gestiscono la sartoria interna a favore degli occupanti nazisti.
Nel 1944 Grini si trova a Firenze ma nel marzo 1945, scortato dal famigerato Franz Stangl dell’operazione T4 e comandante dei campi di sterminio di Sobibor e Treblinka, gira per le strade di Milano e vi intercetta e scova gli ebrei.
Sfilano in queste pagine tutti i terribili nomi dei nazisti sterminatori: Allers, Stadie, Geng.
Il fratello di Grini, Carlo, testimonierà nei diversi processi del dopo guerra ma sarà personalmente assolto nel 1976 e sposerà la terza sorella Frankel.
Trieste appare come una città che non si oppone ai nazisti ma che tenta di salvarsi per diventare, sotto il Governo Alleato, una sorta di rifugio per molti nazisti: Stadie e Geng ma anche Demjanjuk, boia di Sobibor.
Che fine fece Grini? Chi asserisce sia morto per mano nazista essendo al corrente di troppe cose, chi invece ritiene abbia ricevuto una sorta di impunità per le malefatte commesse e sia stato visto girare per le strade di Milano in compagnia della moglie.
L’autore propende per la fuga in Sud America.
La Corte d’Assise straordinaria di Milano nel 1947 lo condannò a morte e nel 1948 si dichiarò sfavorevole alla richiesta di grazia.
Ci si sarebbe attesi la narrazione della vicenda della Risiera di San Sabba e anche quella di quanto si è tramandato a Trieste in quegli anni di occupazione, malgrado i documenti fatti sparire dagli alleati.
La Mittel Europa e la sua cultura aleggiano in tutto il libro e si ritrova nella via San Nicolò, proprio al civico numero 30, anche la nascita del primo figlio di James Joyce.
Saggio inchiesta che dovrebbe preludere ad altri lavori per giungere ad una chiarificazione storica e di memoria, di una Trieste che «dimentica o finge di dimenticare, rimuove, volge gli occhi altrove»: ben 700 ebrei triestini furono deportati e solo 20 ritornarono.
gennaio

 
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