riga
Scarica il Flash Player per visualizzare il filmato!!
Home arrow Collaborazioni arrow Osservatore Romano arrow OR 2016 arrow Jean-Paul II et le mystère d’Israël
Jean-Paul II et le mystère d’Israël PDF

di C. Dobner

Il card. George Cottier, non solo persona qualificata nel dialogo ebraico –cristiano ma sensibile anche ad ogni sfumatura teologica, scrive nella presentazione del libro di Jean Stern, Jean-Paul II et le mystère d’Israël, (Parole et Silence, 2015, pp. 322, 27€): «Siamo riconoscenti per questo contributo di primo piano sul pensiero del Magistero che concerne la relazione vitale che unisce il popolo ebraico e la Chiesa. Questa preoccupazione è particolarmente forte in Giovanni Paolo II fin dall’inizio del suo pontificato. I suoi interventi sono riuniti nel bel libro che ho la gioia di presentare». Infatti nel corso del suo lungo pontificato, ben ventisei anni (1978-2005), Giovanni Paolo II ha continuato ad affrontare il mistero di Israele e a pronunciarsi in merito perché lo intuiva intrinseco al mistero stesso della Chiesa.
L’autore, missionario de La Salette, storico e teologo, è un testimone della furia della Shoah. A soli quindici anni, riuscì a sfuggire dalle grinfie delle SS e a non essere internato ad Auschwitz. Non così i suoi genitori di origine cecoslovacca, stabilitisi a Vienna, dove era nato il loro unico figlio, ma costretti a emigrare a Parigi, entrambi assassinati nei lager. L’arresto avvenne il 26 agosto 1942, a Isère, quando il regime di Vichy prelevò, in zona libera, 419 ebrei che, pur avvertiti della retata, ne erano rimasti increduli.
Jean, anche se convertito al cattolicesimo, dovette portare la stella gialla ma si salvò grazie alla “Amitié Chrétienne”, l’associazione di cattolici e protestanti che riuscì a salvare molti bambini e giovani. Dopo la guerra entrò nel noviziato dei Missionari de La Salette, fu ordinato prete, divenne uno degli specialisti del pensiero di Henri de Lubac ed un esponente del dialogo ebraico cristiano.
J. Stern propone la sua ricerca suddivisa in tre parti: la prima e la seconda raccolgono gli atti e gli insegnamenti di san Giovanni Paolo II sul mistero d’Israele; la terza analizza le ragioni storiche intrecciate con le difficoltà e gli ostacoli che, nei secoli, hanno intralciato e impedito che questo mistero fosse percepito e letto partendo dalle Scritture e dalla Tradizione della Chiesa.
Vengono riportati i documenti del 1985 e 1998 della Commissione per le relazioni religiose con l’ebraismo e due annessi chiudono il volume: il pensiero teologico di san Gregorio Magno e la liturgia mariana del periodo successivo al Vaticano II.
La raccolta intende risultare esaustiva e precisa, lo dimostra l’elenco cronologico e sistematico degli interventi del Papa a conclusione dell’indagine. La rigorosità dell’impostazione la rende un servizio offerto agli storici ma anche a chiunque si interroghi e voglia far luce su quella che, cammin facendo, si è strutturata in una precisa teologia di Giovanni Paolo II su Israele.
Dichiarazioni, discorsi, allocuzioni, incontri con le delegazioni ebraiche e gesti simbolici, hanno aperto uno stile nuovo nelle relazioni ebraico-cristiane e gettato una piattaforma sicura per promuovere il dialogo teologico che oggi urge e necessita di chiarezza.
Nella storia della Chiesa e della sua dottrina il 7 novembre 1980 segna una data memorabile e la nascita di quella che verrà indicata come la “formula di Magonza”.
J. Stern però osserva con acribia che l’originale tedesco recitava “nie gekündigten Alten Bundes”, diventato in una traduzione italiana “l’incontro tra il popolo di Dio del Vecchio Testamento, da Dio mai denunziato”, mentre il papa parlava di alleanza.
Nel cammino storico della cristianità «ci troviamo in presenza di una concezione riduttrice dei rapporti fra l’uomo e Dio, una concezione che impedisce di riconoscere, a fianco e in dipendenza di Dio che rimane causa assolutamente prima della salvezza, delle cause umane quali la storia di un popolo, nel caso il popolo chiamato Israele».
La difficoltà dei rapporti fra ebrei e cristiani è dovuta alla ristrettezza che «procede in linea retta da una filosofia che regnava sovrana sul pensiero europeo dell’epoca in cui nacque il protestantesimo, cioè il nominalismo… In una simile prospettiva, è fuori questione che l’Israele storico non possa esercitare alcun ruolo tranne quello dello spaventapasseri».
Se si confrontano i luoghi, le date, le circostanze in cui il Papa si è espresso, non si può non rimanere stupiti dell’insistenza e della precisa intenzione di non perdere l’occasione per creare sempre nuove prospettive che abbattessero pregiudizi, malintesi e divenissero piattaforme per una chiara comprensione.
9 febbraio

 
< Prec.   Pros. >

Chi e' online

Abbiamo 1 visitatore online

Davar

“In quel giorno direte: «Lodate il Signore, invocate il suo nome; manifestate tra i popoli le sue meraviglie, proclamate che il suo nome è sublime.” (Isaia 12:4)

Powered by BibleGateway.com