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Una storia rimossa PDF

di C. Dobner


La vita, eccezionale, di un membro della Casa Asburgo regnante nell’Impero Austro Ungarico è stata relegata nell’ombra per secoli perché donna e perché coinvolta nella fondazione di ordini religiosi. Si tratta di Marianna, sorella dell’Imperatore d’Austria Francesco II. Ora, grazie allo studio rigoroso e preciso di Eva Fontana Castelli, ricco di carteggi inediti e molti documenti (Marianna d’Asburgo-Lorena, protagonista di una storia rimossa 1770-1809, Gabrielli 2015, pp. 343, 23€) ritorna alla ribalta e costringe a ripensare alcuni nodi intriganti: la libertà della donna, il rapporto della Casa regnante con la Chiesa, il significato di un carisma fondazionale.
L’arco di vita di Marianna, nata a Firenze nel 1770 e morta in esilio nel 1809 a Neudorf- ultima propaggine ungherese dell’Impero - si dispiega per soli 39 anni ma si interseca con protagonisti di ardue vicende ecclesiastiche: il papa Pio VI, Niccolò Paccanari, Leopoldina Naudet, la fondazione delle “Dilette” e dei “Padri della fede”.
Figlia del Granduca di Toscana Pietro Leopoldo, che diventerà l’Imperatore Leopoldo III, e di Maria Luisa Borbone Spagna, Marianna ricevette un’educazione raffinata, pari a quella dei fratelli maschi e impartita, per volere del genitore con metodi moderni ed innovativi che escludevano del tutto le punizioni corporali.
Ma la vita mondana e lussuosa di Vienna e della sua corte, considerata la più sfarzosa dell’epoca, non si confaceva ai suoi desideri di una vita pia, ritirata e di consacrazione a Dio.
Marianna conobbe Niccolò Paccanari, persona dotata di capacità relazionale e di introspezione spirituale, fondatore della Società della Fede di Gesù con l’intento di far rinascere, sotto altra denominazione, la soppressa Compagnia di Gesù.
L’Arciduchessa Marianna lo protesse e, grazie a lei, fu ordinato sacerdote nel 1800 ma non le riuscì invece di salvarlo dall’accusa di vari reati e dalla condanna del Sant’Uffizio a dieci anni di carcere e all’interdizione perpetua del ministero sacerdotale. Irrisolto ancora il mistero della sua morte avvenuta durante l’occupazione francese di Roma e il presunto riconoscimento del cadavere, decapitato, ripescato nel Tevere.
I legami con la Compagnia di Gesù intercorrono attraverso Leopoldina Naudet che, fondando nel 1816 le Dilette di Gesù, approvate da Gregorio XVI nel 1833, le considera il ramo femminile dei gesuiti.
Leopoldina, figlia di un ufficiale austro-ungarico a servizio di Leopoldo di Asburgo Lorena, nata a Firenze ma vissuta in Austria e in Francia per le tristi vicissitudini della sua famiglia, provata prima dalla morte della madre e poi da quella del padre, si lega con gli orizzonti spirituali e culturali dell’Arciduchessa Marianna.
Ampio il respiro europeo delle due donne e il vigore nella capacità di promuovere l’educazione delle giovani donne. Risaliva al 1792 il famoso libro I diritti delle donne firmato dall’antesignana del femminismo Mary Wollstonecraft per farle uscire da quella che riteneva la loro “deplorevole condizione”, lontana dalla verità e dallo sviluppo dell’intelligenza e della cultura.
La travagliatissima vita dell’arciduchessa Marianna, tubercolotica e debolissima tanto da dover essere nutrita con latte naturale femminile, rivela un alto profilo spirituale in un’intensa vita di preghiera, segnata dalla speciale caratteristica dell’abbandono, aspirazione condivisa con Leopoldina che scriveva “Voglio solo occuparmi della Tua gloria e servire la Tua volontà. A me penserai Tu. Ho bisogno di guida e di conforto, di aiuto e di speranza, per me e per questa mia opera. Pensaci tu. A te affido ogni cosa”.
Il ruolo di co-fondatrice e di madre generale male si addiceva al rango di un membro della Casa Imperiale ed anche a quello di Badessa delle Canonichesse di Praga che, oltre ad un cospicuo appannaggio, godeva di un privilegio molto ambito: incoronare la Regina di Boemia. Marianna comunque lo fece due volte, con la sua stessa madre e con la cognata.
Ma la capacità di opporsi al dominio del fratello, si palesò in tutte le scelte di Marianna che, nei diversi conflitti e spostamenti, era controllata dagli ambasciatori austriaci e finì con l’essere destituita dal suo status di Badessa di Praga.
L’Arciduchessa visse a lungo a Roma ma dovette spostarsi entro i confini dell’Impero e, parzialmente, sottostare al volere politico del potente fratello: “Le disposizioni imperiali miravano, chiaramente, oltre che ad allontanarla fisicamente dai paccanaristi, ad evitare anche ogni ulteriore contatto con le sue compagne e amiche, avendole proibito di portarne con sé alcune, per impedire quindi di organizzare ancora una comunità”.
Il temperamento dell’Arciduchessa si rivela nelle lettere, soprattutto quelle indirizzate all’Imperatore, in cui non manca di protestare e di sottolineare di sentirsi in una posizione punitiva e degradante e che “si sarebbe sentita peggio di una schiava”, qualora non avesse potuto godere della sua libertà. Rivendica “il diritto di vivere come io desidero”, cioè vivere con le sue compagne e portare a termine quella che riteneva la sua missione attraverso i Padri della fede. La vita infatti è breve e Marianna vuole essere certa di aver compiuto la volontà di Dio.
Lasciando Roma, da Gorizia l’arciduchessa raggiunse Lubiana e poi dovette inoltrarsi ancora più addentro nel territorio austriaco nel Banato, oggi Romania, sempre con lo slancio interiore che la caratterizzava: “Sono e sarò sempre, quale mi conosce- scriveva a p. Serafino Mannucci - tutta unita al Signore e per il suo santo servizio”.
27 febbraio

 
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