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Curie, scrittrice e diplomatica PDF

di C. Dobner
“La ragazza con gli occhi di radio”, così definita dalla stampa americana nel 1921, racchiude in sé un disegno esistenziale pari ai suoi familiari eppure ben dissimile: Eva, nata a Parigi nel 1904, un anno dopo il Nobel per la Fisica per la ricerca sulla radioattività assegnato ai suoi genitori, l’illustre e leggendaria coppia di scienziati Pierre Curie e Marie Sklodowska. Sorella minore di Irene Curie, Premio Nobel insieme al marito Joliot, fu l’unica non scientifica della famiglia ma non per questo fu la meno interessante.
È firmata da Claudine Monteil (Eve Curie, l'autre fille de Pierre et Marie Curie, Ed. Odile Jacob, 2016, 22,90 €), a prima biografia che le viene dedicata in assoluto Rigorosamente documentato con ricerche nell’archivio del Museo Curie e negli archivi privati di Eva, depositati al Centro storico dello stesso Museo, il libro percorre la vita della secondogenita dei Curie muovendo dalla particolare sensibilità dell’autrice anche lei figlia di scienziati ma non scienziata. Anche lei diplomatica.
La primissima infanzia di Eva fu segnata dalla tragica morte del padre travolto da una carrozza a cavalli e dalla tristezza che avvolse la vedova per la perdita del coniuge, in un’atmosfera umana priva di ogni sentire religioso.
Per gli impegni scientifici di Marie -che nel 1911 fu insignita anche del Nobel per la Chimica- Eva non visse con lei in grande contatto, anche se il rapporto con la patria della madre fu sempre molto sentito, sia attraverso la padronanza della lingua polacca sia per i soggiorni in Polonia, accolta dalla zia che nel 1911 dirigeva l’Istituto Radium di Varsavia.
Mentre la sorella Irene, diciassettenne e già scienziata, accompagnò la madre al fronte guidando le famose camionette, le “petites Curie”, dotate di apparecchi per le radiografie che salvarono la vita a migliaia di soldati, lo scoppio della Prima mondiale aggravò la situazione di Eva adolescente,
Eva, malgrado gli studi scientifici (si diplomò in scienze) la ragazza rivelò talento letterario e artistico: la sua strada sembrava di musica e pianoforte, ma non riuscì ad imporsi sulla scena concertistica. Ecco allora definirsi  una vita segmentata così diversa dalla madre per bellezza e predilezione per un’esistenza ricercata in società, anche se sempre animata da una dedizione agli altri e da un atteggiamento impavido: ideali di libertà, di giustizia e di emancipazione femminile che Eva, a tratti, dimostrò furono un chiaro retaggio materno.
Madre e figlie furono donne che precorsero i tempi. Marie ( cui la secondogenita fu vicina fino alla morte durante la grave malattia dovuta all’esposizione al radio) ignorò le umiliazioni del mondo scientifico francese dopo la morte del marito e Irene, Premio Nobel nel 1935 per la scoperta di nuovi isotopi radioattivi, militante politica del Fronte popolare e segretaria di Stato per la Ricerca scientifica, insieme con la madre fu rifiutata dall’Accademia delle Scienze perché donna.
Dal canto suo, anche Eva Curie, fu figura dalle molte sfaccettature autrice nel 1937 della biografia materna (il libro divenne un best seller mondiale e fu  tradotto in 35 lingue); scrittrice di teatro e sceneggiatrice per il cinema, sotto pseudonimo; direttrice della divisione femminile del Commissariato delle informazioni durante la II guerra mondiale dopo aver lasciato la Francia per l’Inghilterra nel 1940 e aver raggiunto i Françaises Libres; conferenziera nel 1941 negli Stati Uniti in una indefessa tessitura sociale e politica favore della Francia in guerra; Luogotenente dello Stato Maggiore.
Eva fu anche corrispondente di guerra per il International Herald Tribune. Viaggiò e scrisse reportage dal Nord Africa, dal Medio oriente, dall’Unione sovietica, dall’India, dal Burma e dalla Cina, in una sfida vera autentica: sola donna fra militari  di tutte le nazioni belligeranti. Conobbe, intervistò e divenne amica di grandi personalità: Chan kai Schek, Gandhi, Nehru, in una girandola di avventurose fatiche che raccontò in un libro nel 1943.
Nove anni dopo fu nominata consigliere speciale del segretario generale dell’ONU e divenne una delle prime donne diplomatiche.
Dopo una vita sentimentale molto movimentata si sposò, ormai cinquantenne, con Henry Labouisse, ambasciatore statunitense: i due si impegnarono fra il 1962 e il 1965 con l’UNICEF: un altro Premio Nobel così sarebbe entrato in famiglia: quello per la pace che Labouisse ritirò, a nome dell’UNICEF, nel 1965.
Dopo la morte del marito, Eva visse fra Grecia, Parigi e New York: una grande cena con la presenza di familiari ed amici festeggiò il suo secolo di vita. Morirà due anni dopo.
È stato grazie alla donazione di un milione di dollari da parte di Eva il Museo Curie, -dedicato alle due famiglie Curie Joliot- nel 2012 ha riaperto le porte e il laboratorio è stato fedelmente ricostruito.
1 marzo

 
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