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Maddalena de’ Pazzi PDF
di C. Dobner

Maddalena de’ Pazzi, un cammino di donna, storico ed umano, vissuto nello Spirito, che ha segnato la spiritualità italiana in una Firenze rinascimentale ai tempi della scomunica a Savonarola: «Si tratta di un messaggio di grandissima attualità, o meglio ancora, di un messaggio perenne, che tocca l’essenziale del vangelo e della vita cristiana…C’è da perdere la testa di fronte a tanta profondità di magistero mistico!». Così si legge nella Presentazione di Fernando Millán Romeral, Priore Generale, alla presente edizione delle opere, Cantico per l’Amore non amato. I testi in italiano corrente (Edizioni Feeria, Comunità di San Leolino, 2016, pp. 68€) che «non ha la pretesa di scientificità e non è un’edizione critica, piuttosto intende rendere accessibile a un numero più vasto di lettori i testi nati dalla particolare vita mistica della Santa fiorentina». Non per questo però manca di rigore: il messaggio consegnato nella ricca lingua fiorentina viene trascritto in lingua corrente dal carmelitano Elia Monari, con un’operazione letteraria che supera la barriera della distanza culturale e linguistica creatasi nei secoli.
Esperti studiosi introducono alla vita e alle opere della santa nell’apparato critico, che si presenta bene articolato e documentato e consente di giungere «all’intuizione delle verità della fede che scavalca le facoltà razionali e attinge a quella theologia cordis che le permetteva di penetrare il mistero».
Maddalena, spinta “dall’amoroso e svenato Agnello”, optò per un profilo basso, per un tono sommesso, nell’impresa della sua Riforma. Fu però coraggiosa quando scrisse nella lettera, però mai inviata al papa Sisto V: «Per essere sposa e non serva».
Nel 1585 Maddalena sperimentò l’effusione dello Spirito nel giorno di Pentecoste e le si aprì la vastità del deserto, perché la creatura doveva imparare a conoscere e a fare spazio al Dio Trinità, che è comunicativo e si effonde. Questo è il grande dono per la chiesa a lei coeva e per la nostra odierna.
Maddalena, trapassata dalla gioia, era conscia dell’inadeguatezza della risposta delle creature al Figlio che si offre e allo Spirito che vuole inabitarci e passò dall’assidua meditazione delle piaghe di Gesù Cristo, in tutta la loro crudezza, ad un amore sconfinato e colmo di passione per la Chiesa, ferita e lacerata: «Poi vedevo nel costato di Gesù, anzi nel cuore, una grandissima fornace d’amore che inviava di continuo saette e raggi infuocati nel cuore dei suoi eletti. La grandezza e la preziosità dell’anima, l’amore che Dio infondeva in lei e con cui ella riamava Dio d’amore puro cooperando a quell’amore per il quale era collocata in tanta grandezza vicino a Dio, era tale che mai e poi mai lo saprei spiegare o descrivere in alcun modo».
Non fu un’illusa, mossa dall’affettività, ma una grande realista nei riguardi della vita religiosa, che avrebbe voluto ricca di rapporti fraterni e più sobria nei riti. Stigmatizzava perciò quella postura, così negativa, da lei denominata «tiepidezza», tipica di molti fedeli e anche di molti cristi cioè sacerdoti. Per questa ragione viveva dolorosamente sospesa in uno stato d’animo peculiare di «inferno e paradiso insieme».
La sua è una mistica ecclesiale, che ricorda Caterina da Siena, non puntando al rimprovero, alla fustigazione morale, quanto ad un atteggiamento di conversione che apra al dono dello Spirito che bussa.
Troppo spesso il volto di Maddalena de Pazzi è stato recepito e descritto come quello di una donna votata alla penitenza espiatrice e così facendo si obnubilava la realtà più profonda e trasparente: l’alleanza sponsale con il Signore con tutti i suoi risvolti teologali.
Quanto Maddalena denominava amore «morto» non odorava di cadavere ma di un vitale «amore puro», un amore radicato nel Risorto, nel Pane eucaristico, nel Soffio. Espresso «con uno stile, che si può definire senza dubbio narrativo, talvolta drammatico, riesce a esprimere concetti che la teologia sistematica fatica a dire in termini puramente logico-formali».
Maddalena è una delle più grandi mistiche di cui Benedetto XVI ha scritto: «Per tutti, questa grande Santa ha il dono di essere maestra di spiritualità. La grande mistica, da Firenze, dai monasteri carmelitani e dai seminari che a lei si ispirano, possa ancora oggi far sentire la sua voce in tutta la Chiesa».
31 maggio 2016
 
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