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Di silenzi e di parole PDF
di C. Dobner
CANOPI ANNA MARIA
Di silenzi e di parole
Città Nuova, Roma 2016, pp. 131, 14€


Viviamo in un mondo pieno di continuo frastuono, in cui il silenzio sembra scomparso. Ma forse proprio per questo sta tornando a essere un’aspirazione: lo prova il successo dei libri a esso dedicati. Anche l’abbadessa benedettina, Anna Maria Canopi, nel suo ultimo libro Di silenzi e di parole (Roma, Città Nuova, 2016, pagine 131, euro 14) guida il lettore in una terra che sembra deserta e incolta e invece si dimostra fertile perché conduce a percepire il respiro vitale che abita ognuno ma che pare sommerso da detriti e pietraie.
«Spesso mi si chiede di parlare o di scrivere della preghiera. Devo sinceramente dire che, nonostante essa sia la realtà che avverto come la più congeniale, quasi innata, ogni volta mi sento come una studentessa di scuola media che non trova le parole per cominciare a svolgere il tema», non è una schivata dell’autrice o un sottrarsi per parare qualsiasi critica si possa muoverle, è l’asserzione di una donna che ha consacrato tutta l’esistenza alla preghiera. Forse vale proprio la pena di concederle credito e di ascoltarla: «Vi sono molte cose che non si possono capire e spiegare senza averne fatto personalmente l’esperienza. Una di queste è proprio la preghiera. Essa, infatti, è un argomento che rompe tutti gli argini della logica comune e porta fuori campo, immette in un’altra dimensione della vita, che è però di capitale importanza e trascurarla sarebbe molto nocivo».
Tuttavia, cresciuta alla scuola di Benedetto, padre del monachesimo occidentale, Canopi deve rispondere all’interrogativo che trapassa il cuore del credente o del non credente, purché sia pensante: «Che cos’è la preghiera?».
La risposta non è un rimando colto o astratto, affonda invece dritto dritto e mette l’interlocutore con la spalle al muro: «Per comprendere che cos’è, bisogna bruciarsi dentro la preghiera, immergersi come in una fiamma che consuma. Tuttavia, dobbiamo cercare di parlare, sia pure in modo inadeguato, della preghiera. Sembra un assurdo! Parlare della preghiera, infatti, è parlare di Dio e dell’uomo, penetrando almeno un po’ nella nube luminosa di un mistero d’amore che si fa dialogo intessuto di parole e di silenzi».
Per creaturam ad Creatorem insegna la sapienza della tradizione cristiana che esorta a poggiare lo sguardo fuori di sé: «Dal cosmo intero si elevano contemporaneamente al Creatore voci di lode o di implorazione, grida di gioia e gemiti di dolore. È, infatti, come se tutta la creazione, compresa la creatura umana, fosse sempre in stato di gestazione e di parto. È un nascere e un morire incessante. Tutto questo travaglio è voce di preghiera rivolta al Creatore, a colui che fa esistere miriadi di esseri e li avvolge con la sua tenerezza, poiché egli non può disprezzare nulla di ciò che ha creato buono».
Ancora però ci troviamo non in superficie ma, in un certo qual modo, al margine della circonferenza. È cogente giungere al centro: «Tra tutte le creature ve n’è una che Dio ha creato a sua immagine e somiglianza: l’uomo, dotato di intelligenza e di volontà libera e chiamato a condividere la sua stessa gloria nel regno soprannaturale. Con l’uomo Dio ha instaurato un dialogo d’amore. Dio gli parla e l’uomo gli risponde con le parole che lo stesso Spirito del Signore gli suggerisce. È la “preghiera” in senso più proprio. Essa nasce nel cuore e può essere anche senza parole: un semplice sentirsi sotto lo sguardo del Signore con riverenza, ammirazione, gratitudine e adorazione. Si può dire che lo stesso respiro vitale dell’uomo è preghiera».
Preghiera inconsapevole, dettata dal profondo del cuore, preghiera d’intercessione, preghiera liturgica, è sempre una lode che si innalza a gloria di Dio, per il cristiano «una chiamata a conformarsi al Cristo, Verbo incarnato, e a diventare, in lui e con lui, preghiera vivente e offerta santa, per la redenzione e la finale glorificazione del cosmo intero»,
Il mistero però permane grande, immenso, ineffabile: il Creatore vuole incontrare la sua creatura e tessere con lei un dialogo d’amore, in un silenzio che esalta il primato di Dio e lo rende creativo per quella stessa potenza creativa che ne scaturisce.
«L’arte della preghiera» preme per essere appresa nel silenzio strappato al quotidiano e rende consapevoli della distanza e della prossimità, dell’Assoluto e del relativo, dell’Infinito e del finito. Riporta alla considerazione del limite umano aperto però ad una chiamata che lo trasforma.
«Pur scritte dopo ormai tanti anni di vita dedicata interamente alla preghiera, le pagine di questo libro sono proprio come i vagiti di un neonato o come lo stupore di un bambino che comincia a scoprire l’universo che lo circonda… Sono pagine che accennano solo alla realtà della preghiera e invitano a tuffarsi personalmente nel suo mistero come in un roveto ardente».
19 agosto 2016
 
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