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LA VITA INTERROGA PDF
C. Dobner

“C’è un dopo?” Domanda sospesa fra morte e speranza. La versione di Ruini


Un interrogativo dominante nell'ultimo libro del cardinale Camillo Ruini che così racconta la genesi della ricerca: "Facendo visita il 10 febbraio 2014 al Papa emerito Benedetto XVI, mi sono sentito rivolgere l’invito a scrivere un libro simile, per presentare qualche altro aspetto centrale del cristianesimo". “Altro” perché il cardinale aveva da poco conclusa la fatica del libro-intervista su Dio.  Un invito autorevole che scalzò le resistenze opposte: «risposi subito che non me la sentivo, per l’età e il declino delle forze, e anche perché non avevo un altro argomento che potesse interessare molte persone, sul quale mi sentissi preparato». Papa Benedetto non desistette ed allora ecco Ruini tornare a scrivere…
 
Il punto interrogativo è sempre allettante oppure… respingente. In fin dei conti dipende dalla tonalità sottesa. “?” apposto al titolo dell’ultimo libro del cardinale Camillo Ruini invita proprio a porsi in ascolto, privi di pregiudizi almeno, se non proprio colmi di simpatia, alla pregnanza delle sole tre parole che compongono il titolo: “C’è un dopo?”.
Due i fili che intessono il discorso: l’uno visibilissimo e ineludibile per chiunque; l’altro invisibilissimo e parimenti eludibile.
La morte. La speranza.
Quindi tre parole e due fili che producono una sorta di arazzo. L’esperienza insegna a guardare ogni ricamo dal retro: solo così si capisce se è stata una macchina a produrlo oppure se lo è stata la mano di un abile ricamatore o ricamatrice.
La genesi della ricerca: «facendo visita il 10 febbraio 2014 al Papa emerito Benedetto XVI, mi sono sentito rivolgere l’invito a scrivere un libro simile, per presentare qualche altro aspetto centrale del cristianesimo».
“Altro” perché il cardinale Camillo Ruini aveva da poco conclusa la fatica del libro-intervista su Dio.
Un invito autorevole che scalzò le resistenze opposte: «risposi subito che non me la sentivo, per l’età e il declino delle forze, e anche perché non avevo un altro argomento che potesse interessare molte persone, sul quale mi sentissi preparato».
Papa Benedetto non desistette ed allora ecco Ruini tornare a scrivere…
Un percorso che è durato due anni per raccogliere, riflettere, documentarsi, lasciarsi lavorare interiormente dall’accavallarsi delle tematiche e schierarle in ordine.
Ragione e fede si sono confrontate. Una contrapposizione o almeno un confronto serrato che abita e travaglia i secoli, che abita e travaglia ogni coscienza che ritenga di voler essere trasparente e cristallina dinnanzi a se stessa, all’umanità e alla rivelazione evangelica.
La struttura del volume comporta conoscenze e vie di analisi rigorosamente legate alla ragione umana che si interroga con la sua strumentazione naturale e culturale e che poi giunge ad un approdo tutto da valutare nuovamente. L’articolazione in tredici passi è insieme storica e documentaria ripercorrendo lo scibile filosofico e scientifico, per poi sfociare nella risurrezione di Gesù di Nazaret, nella risurrezione dei morti e l’immortalità dell’anima, la vita eterna, l’inferno, la purificazione dell’uomo nell’incontro finale con Dio.
L’incipit è il primo filo: «cominciamo dalla morte, che è certa per tutti, come scrive sant’Agostino: “Incerta omnia, sola mors certa” (tutto è incerto, solo la morte è certa), e dalla quale bisogna comunque passare per arrivare a un eventuale e sperato dopo».
In conclusione però siamo ancora al punto di partenza… spunta il famoso “?”: «allora è servito scrivere questo libro e a cosa può servire leggerlo? ».
Eccone la risposta «Curiosamente, arrivato alla fine del percorso devo constatare che sul piano intellettuale le ragioni a favore non si sono molto rafforzate, ma piuttosto si sono indebolite le ragioni in contrario: in particolare, dopo aver dedicato molto tempo al rapporto tra la mente e il cervello, questo rapporto mi sembra meno preclusivo nei confronti della sopravvivenza dell’io umano».
Riprendiamo il primo filo:
«la morte rimane un enigma»
Allacciamolo al secondo
«per puntare alla vita eterna abbiamo bisogno di fidarci di Dio».
Solo allora le tre parole acquistano il loro senso pieno e quel famoso “?” entra nel nostro bagaglio mentale e pneumatico:
«L’apostolo Pietro chiedeva ai primi cristiani di saper rendere ragione della loro speranza: per lui, però, queste ragioni consistevano anzitutto nella testimonianza della vita e in particolare nel martirio».
E allora.. “?”
«L’augurio che vorrei fare ai lettori è di incontrare testimoni di questo genere e anche di poter essere, a loro volta, attendibili testimoni».
Ruini: testimone di ragione e di fede, di domande e di speranza nella misericordia di Dio.

SIR 6 ottobre 2016
 
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