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La speranza minata PDF
di C. Dobner
 
Pensando alla coppia che ha ucciso quattro persone

Psichiatri e psicologi, in questi ultimi giorni, hanno spiegato, in termini accessibili ai profani, i meccanismi soggiacenti alla strage di Erba. Suppongo, da profana in quelle scienze, di aver compreso. Il meccanismo, non la persona umana. Sembra che i due coniugi abbiamo speso gli ultimi mesi a costruire, pezzo dopo pezzo, un timer che, in perfetta sincronia, avrebbe dovuto dare il segnale per iniziare a portare ad esecuzione il loro piano e garantirne la riuscita. È ben noto che il delitto perfetto ogni tanto esiste. Perfetto nel senso che il colpevole riesce a eludere la giustizia, non perfetto in sé, ovvero perfetto nel piano di male delineato.
Come potevano i due coniugi, così inesperti di delitti, essere così certi che a loro tutto sarebbe andato a segno? Nel senso ovviamente da loro perpetrato. Come riuscire a essere così ottusi da voler eliminare così tante persone, in una modalità così primitiva?
Tocco la sfera dell'intelligenza perché dal deficit di questa voglio risalire al sentire profondo. Intelligenza intesa non come cultura acquisita, ma applicazione della ragionevolezza in una prassi, in un fatto che, da programmato, deve ritrovarsi realmente immesso nella storia.
La primitività della barbarie sconcerta perché, tutto sommato, l'uomo d'oggi di tecniche che conducano alla morte ne conosce tante, dal polonio al gas, per citarne una sola. Optare per una lama, apre alla conoscenza di due personalità non elaborate, e soltanto avvitate in due. Ora, il giro della vite si è stretto e tutti sanno che cosa capita: la vite non tiene più, si allenta.
Quando, alla sera, vedo le finestre illuminate nel buio della notte quasi incombente e intravedo qualche scena d'interno, mi chiedo sempre: "Quella famiglia, quella coppia, quella persona, sa che esiste? Conosce il valore della vita? È capace di afferrare la felicità quella vera, che trapassa ogni nostro gesto e pensiero se noi sappiamo sintonizzarci correttamente?".
La luce dei due coniugi sarà brillata a Erba, confusa fra le tante finestre che, mentre si aprono al di fuori, si aprono anche al di dentro. In quella luce cresceva, sera dopo sera, un piano maniacale che legava l'uno all'altra, senza possibilità di critica, di semplice attenzione alla realtà. E, mentre intrecciavano la loro trama, continuavano con i gesti del quotidiano più semplice e banale. Qui, viene minata la speranza: ogni giorno, se avessi abitato nei paraggi, li avrei incontrati, ogni sera avrei visto la luce del loro appartamento uscire dal riquadro illuminato e gettarsi sulla strada, sul cielo buio.
La maschera che, in quei giorni, hanno indossato non è maschera di luce, ma maschera di tenebra. Questa tradisce e impaurisce; li ha celati alla vista di tutti ma, raggiunto lo scopo, la verità comincia a riguadagnare terreno. Una marea inesorabile che, prima o poi, dilaga e inghiotte, ma per donare luce e verità. Lo iato fra l'interno e l'esterno per loro si acuiva, di giorno in giorno, senza lucidità, senza criticità.
L'altro, in queste situazioni, è visto come il nemico da eliminare, non come il fratello con cui percorrere un tratto di strada insieme. Colui che mette a scoperto un nervo sensibilissimo quale l'udito, ha dalla sua un'aggravante: logora il sistema nervoso del vicino. L'impossibilità però di giungere ad un patto tra i vicini di casa, fra coloro che, in certo senso, condividono lo stesso spazio e quindi lo stesso tempo, è una gravissima spia delle relazioni interpersonali oggi svanite: la rincorsa del treno, gli orari continui, il centro commerciale che non associa ma soltanto fagocita. Quando i vicini del residence Ghiaccio si sono parlati, si sono spiegati?
L'assenza di vincoli esaspera e ogni scintilla diventa un grande falò, non rivolto all'altro, al nemico (presunto), ma in primo luogo a se stessi. I due coniugi prima di mancare all'appello evangelico, hanno mancato all'appello umano, a quella struttura della personalità che cresce insieme agli altri oppure non cresce affatto. Lo scopo di due vite quindi si concentra e viene magnetizzato, sembra la rosa di Carmen gettata a José, in un piano di eliminazione e non di avvicinamento. Una trappola in cui la persona, perché tale non è, cade e si invischia. Come può il seme del Vangelo attecchire?
Per non perdere la gioia di vivere e quella di vedere la nostra società migliorare, non bastano i commenti di deplorazione, ma occorono atti costruttivi della persona in relazione che deve apprendere a riconoscere gli altri come fratelli.

19 gennaio 2007
 
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