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Un mosaico vivo PDF
di C. Dobner

A 50 anni dalla morte di Maria Elisabetta Hesselblad

Nel 50° anniversario della morte della fondatrice, la beata Maria Elisabetta Hesselblad, l'Ordine del Santissimo Salvatore di Santa Brigida ha promosso un convegno a Roma (fino al 27 aprile), che vede riunite le religiose brigidine, diffuse in 16 nazioni del mondo. Tra i momenti forti dell'incontro nella casa di Santa Brigida a piazza Farnese, il corso di formazione permanente sull'"eredità spirituale" della fondatrice, la Messa nella basilica di San Pietro presieduta il 24 aprile da mons. Angelo Comastri, arciprete della basilica vaticana. A concludere i lavori, il 27 aprile, l'abbadessa generale madre Tekla Famiglietti.

La vita presenta alcuni tipi umani molto caratterizzati e che si stagliano al di fuori del comune, Maria Elisabetta Hesselblad ne è il prototipo. Se dovessi scegliere una breve frase per poterla caratterizzare, sceglierei quell'interrogativo che T.Mann mette sul labbro a Giuseppe quando ormai è schiavo dei madianiti: "Dove mi conduce Dio mentre vengo con voi?". Il dramma, quindi, acquista una tonalità profonda, tutte le vicende umane vengono legate a quel Dio che, pur lasciando piena libertà all'uomo, ne guida i passi. La plasticità al mutamento sembra sottesa a questo interrogativo: la piccola bambina svedese che intuisce, in una sorta di "sogno" - così umilmente Maria Elisabetta Hesselblad qualifica quella che noi possiamo chiamare una visione - il luogo dove vivrà da adulta: la casa di Santa Brigida a Roma. Nulla di più lontano e difforme dalla natia Svezia e dalla natia religione protestante. È un "dove" consegnato alla storia che si dipana lentamente e, oserei dire, inesorabilmente, proprio sulla pelle di una giovane ragazza, sensibile e intelligente, rivolta a Dio, e al servizio ai fratelli, segnata da una vicenda familiare di povertà e di difficoltà. La pelle di Maria Elisabetta ne porterà una cicatrice inguaribile con una malattia che la colpirà per tutta l'esistenza, senza però, piegarne la forte fibra e la ancor più forte volontà.
Salpare per l'America nel 1888 a soli diciotto anni per una donna fu un'impresa notevole. A fare poi? Guadagnarsi il pane quotidiano e contribuire all'educazione dei fratelli e delle sorelle minori. Il "Dove" comincia ad esplicitarsi. E sarà solo la prima tappa di lunghi viaggi, di traversate oceaniche ed andine, sempre con la salute precaria e pur sempre, con ogni energia, lavorando. Lo sguardo però deve scendere sottotraccia: erano anche, senza che M.Elisabetta se ne avvedesse, le tappe della sua formazione alla profezia per l'Oikumene. Tessera dopo tessera, America, America del Sud, Svezia, Europa, un vagabondaggio a servizio come infermiera di persone ricche, ma con lo sguardo e l'aiuto ai più poveri trovati per via, che costruivano quel mosaico ecumenico che sarà M.Elisabetta in se stessa e in tutta la schiera delle figlie che la seguiranno.
L'incontro con il "Dove" interiore avviene a Bruxelles, M.Elisabetta nell'ostia consacrata riconosce Cristo e compie il grande passaggio dalla religione protestante alla Chiesa cattolica. Allora, non oggi in un clima disteso e comprensivo.
Quanto costino questi balzi lo sa solo chi li compie, M.Elisabetta però non è una saltatrice per inquietudine, di suo sognava solo una casetta nella campagna natia e tempo per leggere e vivere una semplice vita familiare. Il balzo è mosso da una molla particolare: Dio si rivela a lei con parole, visioni, intuizioni, sollecitazioni interiori. Cui la giovane donna sempre risponde, consegnando, a priori e totalmente, l'interrogativo: "Dove mi conduce Dio mentre queste vicende mi portano?".
M.Elisabetta sembrava una donna sfinita dalla malattia in preda ad un delirio da neofita: la casa di Santa Brigida a Roma; non solo ma voleva riportarvi le figlie di Santa Brigida, dopo anni di cesura con la Chiesa cattolica e in un momento in l'Ordine era esangue. Con prudenza umana si sarebbe detto: riposo e calma, e tutto sarà spazzato via.
Uno sguardo all'oggi dell'Ordine del Ss. Salvatore, sparso in tutto il mondo, toglie ogni dubbio sulla veridicità di quel mosaico che si andava costruendo. Mosaico vivo e pulsante, senza dover ricorrere alle magie di Harry Potter, ma fondato solo sulla fede di una protestante diventata cattolica, di una quasi carmelitana perché porta l'abito brigidino, di una donna che amava la clausura ma la concepiva aperta ed accogliente. Una tessera di contrasti vivi e taglienti. Tutto le ricadde addosso: la malattia, ritenuta "necessaria" per il suo temperamento, la diffidenza dell'ambiente protestante, la perplessità degli uomini di chiesa che la riteneva una vagabonda, peraltro con l'illustre precedente di Teresa di Gesù, definita donna inquieta e vagabonda... Infine anche l'urto con alcune sue figlie che le si rivoltarono contro. M.Elisabetta stette sempre con la Chiesa, sempre Santa Brigida, si spese fino all'ultimo respiro per la quella profezia ecumenica con cui Dio l'aveva segnata, in Svezia ma ora in tutto il mondo, non più sola ma con una schiera di figlie.

 
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