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Monaci PDF
di C. Dobner

Molti hanno sentito almeno nominare il grande teologo svizzero von Balthasar, pochi, suppongo, ne hanno letto le opere che richiedono una preparazione culturale notevole per essere comprese e assaporate.
Nella sua genialità però il teologo, proprio perché grande, sapeva individuare degli esempi o delle metafore (come non ricordare Neruda e Mario, il postino?) che consentivano di entrare in un discorso arduo ma che si doveva far capire.
L’argomento è il monachesimo. Esiste qualche cosa di più distante dal clima attuale di vita e di cultura europeo? Si può pensare a delle persone, oggi giovani, che si risolvano ad entrare in monastero e, il più delle volte, a non uscirne più? Lasciamoci prendere per mano da alcuni testimoni. E la mano conta…
Quella di von Balthasar ci invita a guardare un castello, a lasciar scorrere lo sguardo sui merli, sulle torri, sul ponte levatoio e poi a innalzarlo al pennone dove garrisce lo stendardo con il motto del fortunato proprietario.
Si legge: “Dio esiste. Io lo ho incontrato”. Ecco il monaco ed ecco il monachesimo.
Solo l’incontro, personale e profondo con Dio, fa varcare il ponte levatoio e lasciare che la porta si rinchiuda. Tutto il resto rimane al di fuori, al di dentro invece solo il territorio di Dio e della storia con Dio e in Dio, per sé e per i fratelli. Un’immersione reale nella storia ma con un focus particolare: attraversare la propria esistenza con Colui che si è incontrato perché è questo il senso della vita.
L’Europa è costellata di castelli di feudatari, di stirpi patrizie, ma anche di edifici monastici artistici e modesti, di masserie rurali e di casette di poco conto, su di cui sventola il motto che cambia la vita.
Gli itinerari turistici ne offrono a iosa. Mancano però il bersaglio, quello autentico, perché fanno vagare, indubbiamente alla ricerca di una bellezza, ma non incontrano la Bellezza.
Bisogna affrontare un viaggio ben più pesante e più personale per entrare, anche a titolo di ospite temporaneo, nel clima della Bellezza, del monastero, nella preghiera che ritma la giornata, nel silenzio che abbraccia e conduce.
Se soltanto si potessero spegnere tutte le luci che illuminano le nostre notti europee per solo qualche minuto e far scattare ai nostri satelliti qualche foto, lasciando accese soltanto le lampade perenni degli oranti, la sorpresa sarebbe somma: silenti e povere, non di certo luminarie fosforescenti, ma sempre vive perché persone viventi in comunione amorosa con Dio.
L’Europa comprenderebbe il volto che vuole dimenticare di sé, quello dell’uomo europeo che si sa in transito, ospite su questa terra ma con una meta precisa che lo porta a quel giardino in cui Cristo glorioso ci attenderà.
Ho scritto oranti, perché le lampade accese sono quelle degli ebrei chini, nottempo, sulla Torah; quelle dei muslim che cantano le sure; quelle dei monaci e delle monache risorti da poco fra i cristiani della Riforma, insieme con i monaci dell’Ortodossia e del cattolicesimo.
La mano di Agostino, Benedetto, Francesco e Chiara, Teresa di Gesù e Giovanni della Croce, Roger Schütz e dei fondatori dei movimenti odierni che hanno compreso che, se mancano le persone che “stanno” davanti a Dio sempre, tutto il daffare (grande e benemerito daffare) rischia di ridursi in polvere.
Recentemente, tra le nevi della Finlandia delle monache hanno deciso di “stare”, come le loro sorelle e i loro fratelli che “stanno” in un isola del Mediterraneo. Estremi climatici, estremi linguistici, trapassati e, perciò cuciti, dall’incontro con Colui che da senso alla vita e che, miracolo ancora più grande, può ridare senso alla vita.
Tutto è invisibile, non per effetto di una qualche magia, ma perché l’ostentazione non nutre il silenzio e solo il silenzio nutre, a sua volta, la comunione amorosa, l’ascolto della Parola e il dialogo con l’Amico, il Padre, lo Sposo.
Nei film western compariva ad un certo punto drammatico un pellerossa che poggiava l’orecchio sulla terra e comprendeva da dove arriva il nemico e così poteva portare in salvo la tribù.
Se solo addestrassimo il nostro orecchio europeo a sentire e a captare l’onda del silenzio orante che percorre un’Europa che tutti dicono vecchia e invecchiante, mentre io la dico giovane e gagliarda se guardo i volti dei giovani monaci e monache! Pochi di numero? In ribasso? Come tutta la natalità di oggi, ma vivi e viventi. Potremmo anche noi cambiare senza bisogno di ricorrere al lifting e alle palestre.
Guardiamo a quella mano che indica lo stendardo: incontriamoLo.
 
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