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Una gioia pesante PDF
di C. Dobner

I ritmi del cuore umano sono insondabili. Però percettibili. Per quale ragione esultiamo ad un annuncio di gioia e gemiamo ad uno di difficoltà? È talmente evidente da non richiedere spiegazione. Viviamo però secondo questo pulsare, senza molto riflettervi. Non è ingannevole talvolta? Soprattutto quando l'ambito sia quello della relazione con Dio e con la Chiesa. Mi spiego: ci si prepara al Natale e l'aria si fa trasparente e di festa, ci si prepara alla Quaresima e l'aria si fa uggiosa e di lamento. Sembra di attendere una buona risposta nella propria casella postale e invece ci si imbatte nel nulla, la sabbia allora si muove in bocca. Sotteso vi è il peso che comportano le restrizioni, cui peraltro se provengono da noi stessi e per motivazioni altre, ci trovano solerti e veloci. Sotteso vi è un clima che sembra battere il tempo della mestizia invece di quello dell'allegria pura. Quale gioia più grande di quella di avvicinarsi al momento in cui Gesù Cristo compie la volontà del Padre e ci dona la salvezza?
Il realismo ci salva: dinanzi a questa luce tutta la nostra tenebra è innegabile. È più facile lasciarci sommergere dal quotidiano che fermarsi e interrogarsi: io, sì proprio io, con tutti i miei impegni (doverosi), con tutte le mie iniziative (sociali e volte al bene comune), con le mie necessità (primarie e ineludibili), sì, proprio io voglio fermarmi, imparare a sostare. In questi quaranta giorni che vogliono scandire la mia rinascita in Cristo, voglio entrare in me stesso, nel profondo del mio cuore, voglio ascoltarmi nel silenzio, nella solitudine. Non perché io sia vittima di un'introversione psichica o di una misoginia, anzi tutt'altro… ma solo perché il mio rapporto con Dio e con la Chiesa, in questo tempo che so sacro, può acquisire consistenza e verità.
Certo, qui scatta la rinuncia, la restrizione, proprio quella che mi pesa. In un orario letteralmente rigurgitante e saturo quale il mio, come ritagliare spazi e tempi, quando non luoghi?
Prevale sempre la dispersione, sembra di entrare in You tube personale, di cui sono a conoscenza solo io stesso. Filmo, riprendo, registro, archivio. E la giornata è sfumata, nell'inconsistenza più assoluta. Quando si entra in You tube la testa gira e lo sguardo non ritrova la via d'uscita: l'accavallarsi delle proposte segue la velocità della luce e chi si lascia attirare, perché passa per creatività, se ne trova invischiato.
In che cosa poi? Troppo spesso nel nulla, in quel vano chiacchiericcio telematico che raccoglie pettegolezzi, stolidità da Guiness, futilità da rotocalco antico verniciato di nuovo, videogames che ottundono, notizie vacue e risibili che pesano come macigni nella mente. Qui, in questi diversi ambiti, perdiamo la nostra dignità di pensanti, di persone attente alla vita e colme di autentica e sana curiosità; dimostriamo che, l'essenziale, è divagare, divertirsi, in senso etimologico, per non prestare orecchio a quanto ci fa soffrire, a quanto richiede un discernimento vitale.
Una statistica personale, precisa e implacabile, potrebbe tornare utile: la grande e geniale scoperta telematica, così ricca e potente se usata correttamente, in concreto, quanto tempo spreca e fagocita nella mia giornata? Quali sono gli ambiti che più ambiti attirano? In fin dei conti, il prurito di essere trandy mi logora e mi divora di dentro. Un verme minuscolo, inizialmente, ma che cresce in misura esponenziale se non sottoposto a serio controllo.
Il gusto della bellezza così viene corrotto e il palato si adegua a tutto, non sa più distinguere quanto realmente vale da quanto è trash. Non patisco di anglomania, voglio solo fare comprendere come, oggi, tutto sia veicolato da termini che, una volta espressi, già hanno definito il loro uso, asservendo così la persona in piena inconsapevolezza della sua perdita personale di decisione.
Ciascuno ha il suo You tube che lo solletica. Quale? Se riusciamo a individuarlo non siamo ancora persi, ma solo smarriti. Infilziamolo e guardiamolo spassionatamente, sarà un passo che potrà portarci ad una scoperta salvifica.
L'You tube, in questo tempo sacro che si sta aprendo, non potrebbe essere sfiorato dalle Ceneri e lasciare il posto all'ascolto di un You, di un Tu, che si rivolge al Padre come un figlio si rivolge al proprio genitore: Tu Padre!
Una volta aperto il varco, lasciarsi abitare dalla Parola diventerà respiro e quotidiano cibo che indica la direzione a tutto l'agire, a tutto il fare tipico di noi umani.
Qui la creatività dell'autentico You!

 
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“In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri.” (Filippesi 4:8)

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